Telefonini scoperti nel carcere: ora scatta un’inchiesta interna

Sono usciti dall’ospedale i cinque agenti feriti dal detenuto, trovato con tre cellulari dopo un’ispezione La direzione vuole vederci chiaro dopo il sequestro di un totale di venti dispositivi nel penitenziario
SULMONA. Dopo il grave episodio che ha visto cinque agenti finire all’ospedale a seguito dell’aggressione da parte di un detenuto trovato in possesso di tre telefonini, la direzione ha avviato un’inchiesta interna per risalire ai responsabili che avrebbero favorito l’ingresso nel supercarcere di Sulmona di una ventina di cellulari, tutti sequestrati.
Un fenomeno che di recente sta coinvolgendo in maniera pesante e preoccupante anche il penitenziario più grande d'Abruzzo. La direzione del carcere vuole quindi stroncare alla radice quello che sembra essere diventato un problema quotidiano, soprattutto in vista dell’attivazione del nuovo padiglione già ultimato da tempo, che dovrebbe accogliere altri duecento detenuti, tutti di massima sicurezza.
Per la Uil Penitenziari il problema va ricercato nella “destrutturazione” del sistema carcere in atto negli ultimi anni. «Un peggioramento delle condizioni del personale in servizio poste a seguito di un “allargamento” delle maglie a favore del trattamento penitenziario imposto dall'avvento di nuove modalità custodiali quali, ad esempio, il cosiddetto “regime aperto” o impostato sulla vigilanza dinamica», afferma il segretario territoriale della Uil Penitenziari Mauro Nardella, «una toppa messa male dai vari governi che si sono succeduti quale conseguenza dell’impossibilità per l’Italia di far fronte alle questioni poste dalla Corte Europea per i Diritti dell'uomo sul sovraffollamento carcerario e contro i trattamenti inumani e degradanti e che hanno fatto seguito alla sentenza Torreggiani». Continua Nardella: «A ciò vanno aggiunte le conseguenze prodotte da una spending review che negli anni ha sottratto migliaia e migliaia di agenti dalla pianta organica generale della polizia penitenziaria».
A Sulmona negli ultimi tempi sono giunte decine di nuovi agenti, che hanno ringiovanito l'età media del personale, ma che secondo il sindacalista sarebbero insufficienti per garantire l'apertura del nuovo padiglione e per procedere alla riorganizzazione del lavoro in discussione in questi giorni nel carcere di Sulmona.
Nel frattempo sono stati tutti dimessi i cinque agenti aggrediti martedì scorso. Infrazione alla mandibola, contusione della parte toracica, stress da aggressione: è questa la diagnosi dei medici del pronto soccorso che hanno fissato da 5 a 15 giorni la prognosi e il periodo di guarigione per gli agenti malmenati. Per uno di loro, a seguito del pugno ricevuto in faccia dal detenuto, è stata disposta una consulenza di approfondimento nel reparto Maxillo-facciale dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila.
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