Tentata aggressione, stadio vietato a 4 ultrà

I tifosi del Francavilla cercarono il contatto con quelli dell’Avezzano, nei tafferugli feriti due carabinieri
FRANCAVILLA. Resteranno lontano dagli stadi per un lungo periodo i quattro ultrà del Francavilla calcio 1927, di cui tre minorenni, denunciati dai carabinieri della compagnia di Chieti dopo l’aggressione a due militari avvenuta lo scorso 6 marzo. L’intento degli ultrà era quello di cercare un contatto con i tifosi dell’Avezzano arrivati nella città adriatica. Il questore Francesco De Cicco ha emesso nei confronti degli indagati il Daspo, ovvero il divieto di accedere a qualunque manifestazione sportiva: il provvedimento avrà la durata di un anno per due 17enni, di due anni per un 19enne e di tre anni per il più giovane dei denunciati, che di anni ne ha appena 16, già in passato finito nei guai per motivi giudiziari. Il mancato rispetto del divieto, firmato dopo l’istruttoria portata avanti dalla Divisione polizia anticrimine, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa 10.000 a 40.000 euro. Domani mattina il giudice del tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cristina Tettamanti, affiderà l’incarico per analizzare i cellulari sequestrati agli ultrà. Il giorno degli incidenti – in base alla ricostruzione degli inquirenti – alcuni tifosi giallorossi, al termine della partita del campionato di Promozione che si è svolta al Valle Anzuca contro l’Union Fossacesia, escono dall’impianto e si dirigono in una zona interdetta del vicino antistadio, dove si è appena conclusa un’altra sfida: quella del torneo di Eccellenza tra il Villa 2015 e l’Avezzano. L’obiettivo degli esagitati è chiaro: affrontare gli ultrà biancoverdi. I carabinieri della compagnia di Chieti, impegnati nel servizio di ordine pubblico con 15 uomini, sbarrano l’accesso ai sostenitori di casa e creano un cordone di contenimento. A questo punto, i teppisti iniziano a lanciare pietre, bastoni e bottiglie. Lo scontro tra le due tifoserie viene evitato, ma due carabinieri restano contusi e finiscono in ospedale, dove i medici certificano loro lesioni giudicate guaribili, rispettivamente, in 10 e 15 giorni. Le indagini scattano immediatamente. Già attraverso le riprese fatte durante l’aggressione, i carabinieri riescono a dare un nome e un cognome a chi ha partecipato ai tafferugli. Ulteriori conferme arrivano da alcune immagini postate dagli ultrà sui propri profili social.

