Tentata estorsione, misure nulle

Rivisondoli, la Cassazione respinge la richiesta della Procura: niente obbligo di firma per il sindaco
RIVISONDOLI. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso depositato dalla Procura di Sulmona sui provvedimenti cautelari adottati nei confronti del sindaco, del vicesindaco e dell’avvocato di Rivisondoli per la tentata estorsione a una famiglia napoletana. L’impugnazione da parte del sostituto procuratore Edoardo Mariotti, riguardava l’ordinanza cautelare che il Tribunale del riesame dell’Aquila aveva revocato lo scorso ottobre. Su richiesta della procura, il gip del tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, aveva applicato l’obbligo di firma nei confronti dei tre indagati, che dovevano recarsi tutti i giorni a Castel di Sangro per firmare l’apposito registro. Il sindaco Giancarlo Iarussi, il vicesindaco Roberto Ciampaglia e l’avvocato del Comune Tania Liberatore, sono accusati di aver chiesto la somma di circa 20 mila euro per chiudere definitivamente il contenzioso che una famiglia napoletana aveva aperto con il Comune a seguito di un abuso edilizio compiuto dai napoletani. Sindaco e vicesindaco hanno sempre affermato di aver agito esclusivamente per l’interesse dell’ente, con l’intento di recuperare i soldi che il Comune aveva speso nei vari gradi di giudizio. Inoltre l’incontro finalizzato alla transazione si sarebbe svolto nell’Aula consiliare del Comune e in presenza di altri consiglieri comunali. Da qui la decisione del Riesame di annullare l’obbligo di firma disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona. I giudici aquilani avevano revocato anche la sospensione dai pubblici uffici per il vice sindaco e la sospensione temporanea dell’esercizio della professione inflitta inizialmente all’avvocato dell’ente. (c.l.)
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