Tentata truffa coi fondi del terremoto: 4 indagati

21 Dicembre 2014

Sono imprenditori accusati di false fatturazioni per lavori in un call center La tesi del pm : «Hanno chiesto soldi alla Regione sulla scorta di un raggiro»

L’AQUILA. Avrebbero prodotto fatture per operazioni inesistenti al fine di ottenere l'erogazione di fondi comunitari e nazionali Por-Fesr 2007-2013 dalla Regione Abruzzo: sotto accusa per questa ennesima indagine su una truffa (assai frequente come tipologia) ci sono quattro persone, accusate di reati tributari e tentata truffa, oggetto di un sequestro preventivo per equivalente di oltre 400 mila euro da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria. Il sequestro è stato eseguito in esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella su richiesta della procura.

Gli indagati sono un imprenditore, Marco Cipriani, di 46 anni, dell'Aquila, e altre tre persone Ion Dragan (41), romeno residente a Castel del Monte, Vittorio Emiliani (33) dell'Aquila, Massimo Iannella (41) anche lui aquilano, amministratori di imprese collegate a quella beneficiaria dei contributi pubblici.

La vicenda ruota attorno alla erogazione di fondi comunitari e nazionali Por-Fesr 2007-2013, erogati dalla Regione al fine di favorire l'insediamento di nuove imprese nell'area del cratere sismico.

L'impresa del principale indagato, secondo quanto sostiene il pm, che era entrata in graduatoria utile per il conseguimento del contributo, per rendicontare la propria attività ha inoltrato alla Regione Abruzzo fatture relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti, riguardanti la realizzazione di un call center nel capoluogo abruzzese.

Si tratta di fatture concernenti cessioni di beni e prestazioni di servizi emesse da altre tre società, effettivamente distinte dalla beneficiaria dei contributi ma, in realtà, di fatto amministrate dal principale indagato. I finanzieri hanno rilevato che le operazioni commerciali erano fittizie, impedendo l'erogazione del contributo grazie alla tempestività delle indagini.

Gli artifici contabili posti in essere avrebbero comunque prodotto un'evasione fiscale per un importo pari al valore dei beni posti sotto sequestro quantificabile in 405 mila euro. L’ok del gip al sequestro ha avuto come conseguenza l’emissione degli avvisi.

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