Tentato omicidio e usura, famiglia in cella

10 Ottobre 2018

Moglie, marito, figlio e nonna pretendevano interessi del 240% su un prestito, la vittima è stata poi picchiata dalla donna

SULMONA. A fronte di un prestito di tremila euro avrebbero preteso interessi del 240% fino a ottenere una somma di oltre 18mila euro. Non soddisfatti avrebbero minacciato ripetutamente la vittima fino ad arrivare a picchiarla selvaggiamente con una chiave a croce che viene utilizzata per cambiare le ruote delle auto. Sono queste le accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare che ha spedito in carcere una famiglia sulmonese di origine rom. Quattro persone – moglie, marito, figlio e nonna – in cella per usura, la prima accusata anche di tentato omicidio. I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri nel corso della conferenza stampa tenuta dalla dirigente del commissariato Francesca La Chioma. Agli arresti sono finiti Sonia Di Rosa, 45 anni, accusata di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione: sarebbe stata lei a colpire con un utensile da lavoro la titolare di un autolavaggio; il marito Bruno Spinelli, 43 anni, il figlio Luigino, 22 anni, e la nonna, madre di lei, Liliana Morelli di 69 anni. A portare avanti le indagini gli uomini dell’anticrimine guidati dall’ispettore capo, Daniele L’Erario, coaudiuvato dall’ispettore Roberto Pizzoferrato.
Tutto è cominciato dall’aggressione del 19 settembre scorso alla titolare di un autolavaggio di Sulmona. Lei, di origine romena, si sarebbe rivolta alla famiglia rom per avere un prestito di tremila euro. In due anni la donna avrebbe restituito oltre 18mila euro, con rate di 300 euro mensili. Ma secondo il racconto fornito alla polizia, la somma non bastava, perché la famiglia chiedeva di più. Quando la romena ha tentato di opporsi, sarebbe scattata la spedizione punitiva con Sonia Di Rosa che l’avrebbe colpita con una chiave a croce provocandole ferite guaribili in 50 giorni. La donna ha lasciato da poco l’ospedale. Diversa la versione che Sonia Di Rosa avrebbe dato ai familiari, subito dopo l’aggressione. Secondo l’arrestata, infatti, tra la romena e il marito ci sarebbe stata una relazione prima interrotta e poi ripresa. Lei sarebbe andata all’autolavaggio solo per chiarire la situazione dicendole che non doveva più importunare il marito. Nella lite si sarebbe intromesso il figlio della romena, il quale, sempre secondo quanto raccontato da Di Rosa ai familiari, avrebbe imbracciato un forcone per intimorirla. Da lì sarebbe iniziata una colluttazione, finita con il ferimento di entrambe le donne. Subito dopo l’arresto, disposto dal gip del Tribunale di Sulmona, Marco Billi, su richiesta del pm Stefano Iafolla, i due uomini sono stati trasferiti nel carcere di via Lamaccio, mentre le due donne sono rinchiuse a Teramo. Per gli uomini l’interrogatorio di garanzia è stato fissato per domani, mentre quello delle donne si terrà venerdì.
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