Tentato stupro in centro storico: il giovane condannato a sei anni

8 Novembre 2023

Il 29enne egiziano picchiò con ferocia l’ex rugbista per averlo rifiutato, poi le rubò il borsello coi soldi L’accusa aveva chiesto 10 anni. L’avvocato: «Procura veloce, lei porta ancora i segni dell’orrore»

L’AQUILA. Le ferite sul corpo stanno guarendo, per quelle nell’animo il percorso sarà più tortuoso. Ma dopo cinque mesi esatti da quella terribile aggressione, ora la giovane ex rugbista vittima del tentato stupro nel centro storico dell’Aquila, ha ottenuto la prima vera risposta dalla Giustizia. Il suo aguzzino, il 29enne egiziano Hani Rabie Abdelrahman, che aveva richiesto il rito abbreviato per ridursi la pena, è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione per l’aggressione del 7 giugno scorso, quella che ha fatto esplodere l’allarme sicurezza in città.
FURTO E NON RAPINA
Nell’udienza di ieri mattina, l’accusa (il pm Guido Cocco) ha chiesto 10 anni di reclusione per l’uomo, per rapina aggravata, lesioni gravi e tentata violenza sessuale aggravata. Per il giudice per l’udienza preliminare Marco Billi, però, non si è trattata di rapina ma di furto: per questo la pena è stata inferiore a quella richiesta. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, l’uomo ha rubato il borsello della 31enne come ultimo atto, solo dopo averla malmenata brutalmente.
IL TENTATO STUPRO E LE BOTTE
I due si erano conosciuti, lui sapeva che lei aveva appena ritirato 50 euro al bancomat, ma l’aggressione non sarebbe nata per i soldi. Lui voleva un rapporto sessuale. Lei si è rifiutata. Secondo le ricostruzioni, lui allora l’ha afferrata per i capelli e l’ha spinta in una casa abbandonata di Costa Masciarelli, in pieno centro storico, poi si è denudato. A quel punto lei gli ha sferrato un pugno, ottenendo una reazione furiosa e cieca: colpi in faccia di una violenza tale da rompere un anello che il 29enne indossava al dito. E poi ancora l’accanimento dei calci mentre lei era già a terra. È solo in quel momento, terminata la furia, che lui ha preso il borsello della donna ed è fuggito via.
LE FERITE E LE INDAGINI
L’ha lasciata con due fratture al volto, tra cui quella alla mascella. La 31enne ha avuto bisogno di un intervento chirurgico, è rimasta una settimana in ospedale. Poi una prognosi di 40 giorni. Restano le ferite nell’animo. «È una persona forte, ma il trauma che ha subìto è serio, di quelli che lascia strascichi. E ancora non lo supera, ci sta lavorando, ha bisogno di tempo», dice il suo avvocato, Giulio Lazzaro. Che poi elogia la Procura dell’Aquila: «Tredici giorni dopo l’aggressione, il pm Marco Maria Cellini ha chiesto il giudizio immediato nei confronti dell’uomo: non ho mai visto una risposta così veloce. E le indagini sono state meticolose e puntuali».
LA FUGA E LA CATTURA
Il giorno dopo l’aggressione, sul luogo del tentato stupro sono stati l’anello e una ciocca di capelli. Da lì è partita la caccia della Squadra mobile nei confronti dell’uomo «con un tatuaggio sul collo», come lo ha descritto la ragazza nel primo identikit. Tanto è bastato per identificarlo: cresciuto in un centro di accoglienza della città, viveva da irregolare nei locali in abbandono dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio. Ma lì non c’era già più. Ricercato in tutta Italia, è stato trovato pochi giorni dopo dalla Polfer a Civitavecchia: indossava ancora quei vestiti insanguinati immortalati dalle telecamere di videosorveglianza, aveva una valigia e stava forse cercando di imbarcarsi per la Tunisia o per la Spagna. Inizialmente si è difeso dicendo di essere stato drogato da ignoti e di non ricordare l’accaduto. Non è stato creduto ed è finito nel carcere di Velletri e poi in quello di Teramo. Ieri la condanna.
«Ma per ottenere un risarcimento dovremo superare un percorso a ostacoli», chiude Lazzaro. «Lui è un senza fissa dimora irregolare, non ha niente. Mentre ci vorranno tempi molto lunghi per poter solo provare ad accedere ai fondi dello Stato dedicati alle vittime delle violenze».
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