Terra ricca di reperti archeologici ma all’appello mancano i musei

8 Novembre 2021

Oltre 50 esperti a convegno sulle campagne di scavi eseguite negli ultimi anni nella Marsica Urgenti le aperture degli spazi espositivi ad Alba Fucens e negli ex granai di Palazzo Torlonia 

AVEZZANO. Non c’è più tempo da perdere: per salvaguardare e valorizzare l’immenso patrimonio archeologico della Marsica va aperto il museo in allestimento ad Alba Fucens e realizzato quello previsto negli ex granai di Palazzo Torlonia ad Avezzano.
Marsica e Alta Valle del Sangro sono due miniere inesauribili di reperti archeologici. La due giorni, promossa dal direttivo della sezione marsicana dell’Archeoclub italiano e tenutasi al Castello Orsini di Avezzano, ha consentito a oltre 50 archeologi italiani e stranieri di fare il punto sulle campagne di scavi eseguite tra il 2015 e il 2020 e alle quali hanno preso parte.
A fare gli onori di casa la presidente dell’Archeoclub, Laura Saladino. Un’infinità i reperti riportati finora alla luce. Tra i più significativi risulta certamente l’affresco in perfetto stato di conservazione rinvenuto durante i lavori di restauro nella chiesa di San Giovanni ad Avezzano. Si tratta di un affresco che risale alla fine del Trecento.
«È l’unico affresco rimasto ad Avezzano, dopo che la città venne rasa al suolo dal terribile sisma», ha precisato l’avvocato Umberto Irti, fondatore dell’Archeoclub della Marsica. Non si può non citare poi la scoperta di un importante sito del Neolitico, avvenuta due anni fa a Lecce nei Marsi e delle necropoli di Barrea e Alfedena nell’Alto Sangro, e di Carsoli.
E ancora il ritrovamento ad Alba Fucens del Calendario romano, di nuove tabernae (negozi), lungo via Miliario, e di interessantissimi reperti egizi, riportati sicuramente dai soldati di Alba che nelle guerre puniche combatterono a fianco dei Romani contro i Cartaginesi.
Scavi, quest’ultimi, eseguiti direttamente dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo. Infine la scoperta dei resti del Castello di Pietraquaria, che potrebbe avere ospitato Federico II di Svevia durante i sopralluoghi eseguiti per verificare l’andamento dei lavori da lui disposti per ripristinare l’Emissario di Claudio.
Un cenno particolare merita l’intervento del professor Cesare Letta sul culto imperiale dei Marsi. Culto che ha dedotto da un attento esame di un’iscrizione, con cinque busti dei Cesari (da Augusto a Claudio), rinvenuta nel 1979 a Lecce nei Marsi e custodita al castello di Celano. L'iscrizione fu donata, tra il 31 e il 37 d.C., da Aulo Virgio Marso, comandante di due coorti sotto Augusto, al Vicus Anninus (Lecce nei Marsi).
I ritratti, un segnale di lealtà verso il regime, venivano custoditi in un santuario. In occasioni di cerimonie in onore del principe, venivano infilzati su delle aste e portati in processione con delle libazioni (incenso e vino) offerte non al culto dell’imperatore ma al suo genio.
I passi da gigante che la ricerca archeologica ha fatto in questi ultimi anni ripropongono con forza la necessità che i reperti rinvenuti cessino di finire negli scantinati e nei depositi della Soprintendenza. L’immenso patrimonio archeologico di cui la Marsica e le aree limitrofe vanno fiere va valorizzato e reso fruibile da parte dei cittadini e dei turisti.
In questo senso la Soprintendenza si è già mossa. Nel 2016, infatti, su intuizione di una sua funzionaria, che poi è la responsabile degli scavi che hanno interessato la Marsica, ha istituito “Archeologia a chilometro zero”.
Un’iniziativa che in questi anni ha consentito a un pubblico sempre più vasto di conoscere e visitare i più importanti siti del territorio. Ma non gli viene consentito, purtroppo, di visitare e ammirare la bellezza dei reperti finiti in strutture museali di altre province e regioni, essendone la Marsica attualmente ancora sfornita.
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