Terremoti e dieci anni di rinvii: in Italia chiuse oltre 900 sedi
Tutto ebbe inizio con l’entrata in vigore del decreto legislativo del 7 settembre 2012 che prevedeva la riorganizzazione e la ridistribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari, con una...
Tutto ebbe inizio con l’entrata in vigore del decreto legislativo del 7 settembre 2012 che prevedeva la riorganizzazione e la ridistribuzione sul territorio nazionale degli uffici giudiziari, con una nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero. Emersero però numerosi punti critici dovuti alla soppressione di ben 667 uffici del giudice di pace, di 220 sezioni distaccate di tribunale e di 31 tribunali. Per l’Abruzzo, dove avrebbero dovuto chiudere i tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, ci fu una proroga a causa del terremoto dell’Aquila prima e, successivamente, per quelli avvenuti nel Centro Italia. A distanza di dieci anni la riforma deve ancora essere applicata, ma ora più che mai si evidenziano i limiti di quel provvedimento, soprattutto a detta degli avvocati. Inoltre, la riforma, avviata dal governo Monti in epoca di spending review, poi passata di mano al governo di Enrico Letta e, infine, entrata in vigore sotto l’esecutivo guidato da Matteo Renzi, rischiò in più occasione di essere abrogata. C’era stata anche una iniziativa referendaria, partita proprio dall’Abruzzo e in particolare da Avezzano. La richiesta di referendum abrogativo, al fine di rendere inefficaci le previsioni del decreto, inizialmente fu accolta dalla Cassazione, ma poi fu dichiarata inammissibile dalla Corte costituzionale. Quest’anno si è arrivati alla resa dei conti. (p.g.)

