Terremoti, nuovi dati dalla gravità

10 Dicembre 2021

Studio dell’Ingv sul possibile legame con le variazioni di densità del sottosuolo

L’AQUILA. L’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) rende noto che è stato “misurato il valore assoluto della gravità terrestre nelle zone sismogenetiche dell’Appennino centrale e, in particolare, all’Aquila e Amatrice-Norcia che sono state interessate da recenti eventi sismici di particolare intensità.
il nuovo studio
I primi risultati dei ricercatori, guidati da Filippo Greco, che sono stati pubblicati su un’importante rivista scientifica, Remote Sensing, mostrano che tutta l’area che è stata presa in esame, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2020, è stata interessata da modeste variazioni negative del campo di gravità come conseguenza di una diminuzione di densità nel sottosuolo. Grosse e significative variazioni positive, invece, sono state registrate nelle due stazioni collocate in Umbria, a Terni, e in Abruzzo, all’interno del Laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso, negli intervalli di tempo dal 1954 al 2020 e dal 2005 al 2010”.
i dati
Tali variazioni “gravimetriche associate ai terremoti meritano particolare attenzione in quanto possono rappresentare importanti precursori, contribuendo alla definizione di modelli dinamici di accumulo e rilascio di energia”. In sostanza, si tratta di un ulteriore passo per cercare di “prevedere” i terremoti, cosa ancora oggi non possibile. “Le variazioni gravimetriche”, scrive ancora l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, “osservate nel lungo termine sono la conseguenza dei cambiamenti di massa-densità nel sottosuolo nel periodo pre e post-sismico. La gravimetria trova un vasto impiego nell’ambito delle scienze della terra e, in particolare, nei settori della geodesia, della geofisica e della geodinamica. In ambito geodetico, essa trova applicazione principalmente per la messa a punto dei modelli di riferimento rispetto ai quali si intende definire la posizione di punti della superficie terrestre. In ambito geofisico è utilizzata soprattutto per la definizione dei modelli di densità e delle superfici di discontinuità sia a livello superficiale che di crosta profonda e di mantello. In ambito geodinamico, infine, la gravimetria consente di seguire l’evoluzione temporale di numerose categorie di fenomeni capaci di modificare il campo di gravità, tra cui i processi tettonici, i terremoti e il vulcanismo attivo. Essendo le variazioni del campo di gravità sensibili alla componente verticale del campo di deformazione, le misure gravimetriche devono essere associate a misure di deformazione del suolo, al fine di rimuovere l’eventuale effetto deformativo ed avere dal dato gravimetrico corretto solo informazioni sulle variazioni di densità e/o di massa nel sottosuolo. In Italia, nonostante una lunga tradizione nell’applicazione del metodo gravimetrico in ambiente vulcanico, in grado di fornire informazioni sullo stato di attività dei vulcani nel tempo, questo metodo non è ancora diffusamente applicato in aree sismogenetiche. I ricercatori, pertanto, auspicano il ripetersi delle misure gravimetriche assolute e delle deformazioni del suolo nei siti dell’Appennino centrale, possibilmente infittendo la rete di rilevazione”. (g.p.)
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