Terremoto, ispezioni in 51 scuole: «Niente pericoli, si torna a lezione»

Oggi la ripresa delle attività. Il Comune: «Sopralluoghi con 12 squadre di tecnici, solo una precauzione» Ma il Pd rilancia sul tema aule sicure: «Alunni nei Musp e mancano procedure di prevenzione codificate»
L’AQUILA. Le due scosse di mercoledì pomeriggio, l’ansia della notte, la necessità di convivere con gli eventi sismici. “E tu la sci sentita?” è stato a lungo un mantra tra chi vive all’Aquila, quasi un tormentone portato avanti spontaneamente nella voglia di esorcizzare una paura collettiva che accompagna questa comunità da quasi 15 anni. Ma il discorso sulla sicurezza non prescinde da dei passaggi importanti in termine di prevenzione e controlli. Di qui la scelta del Comune di sospendere per un giorno le attività didattiche, che riprenderanno regolarmente oggi, e avviare tutte le verifiche.
«NESSUNA ANOMALIA»
Non sono state riscontrate anomalie negli edifici scolastici cittadini di competenza del Comune dell’Aquila. Dodici squadre, composte da tecnici e funzionari dell’ente, hanno effettuato sopralluoghi nei cinquantuno plessi degli istituti comprensivi (Patini, Mazzini, Rodari, Carducci, Dante Alighieri e Paganica) e nell’edificio che attualmente ospita l’asilo nido comunale 1° Maggio. «Ringrazio tutti coloro che da questa mattina hanno lavorato incessantemente per lo svolgimento delle ispezioni nelle nostre scuole», dichiara il sindaco Pierluigi Biondi, «lo stop alle attività didattiche, giunto al termine della riunione in prefettura, dopo le due scosse che hanno interessato il nostro territorio, è stato disposto a titolo meramente precauzionale e per consentire che i controlli potessero svolgersi nel migliore dei modi senza recare disturbo a docenti e alunni». Riprendono regolarmente le lezioni anche a Tornimparte e Scoppito, altri comuni dove c’è stata la sospensione, e all’Università. Anche in città non sono state evidenziate situazioni di pericolo.
LE CRITICHE
La decisione di sospendere le lezioni non è stata esente da polemiche. «Questa scelta», sottolineano dal Pd L’Aquila guidato da Nello Avellani, «racconta una verità incontrovertibile: a 14 anni dal terremoto del 6 aprile, non siamo ancora in grado di affrontare con procedure di prevenzione codificate, e riconosciute dalla cittadinanza, eventi con cui dovremmo invece convivere. E le scuole non sono ancora considerate, come dovrebbero invece essere, le strutture più sicure dove lasciare le nostre figlie e i nostri figli. Se le scosse fossero avvenute durante le lezioni, si sarebbero evacuati gli istituti? Si sarebbe chiesto ai genitori di riprendere i propri figli o dopo un po’ sarebbero riprese ordinatamente le lezioni?».
I PROTOCOLLI
Per gli esponenti del partito di opposizione «a 14 anni dal terremoto del 6 aprile 2009», si legge ancora nella nota, «dovremmo aver definito i protocolli in caso di sisma, codificando, tra le altre azioni, la sospensione delle attività didattiche in corrispondenza di eventi superiori ad una magnitudo stabilita, per le necessarie verifiche sulle strutture. Ciò si potrebbe fare indicando puntualmente, edificio per edificio, la presumibile risposta a determinate sollecitazioni sismiche: sono noti, conosciuti e trasparenti, gli indici di vulnerabilità di tutte le scuole cittadine? Sono domande che meritano una risposta immediata. Resta inaccettabile che le scuole non vengano considerate luoghi assolutamente sicuri, considerato pure che, da anni, sono disponibili oltre 40 milioni di euro per la ricostruzione dell’edilizia scolastica e considerato che, nel programma di mandato presentato alla città nel 2017, sei anni e mezzo fa, il sindaco prometteva un piano straordinario che avrebbe dovuto definire la piena sicurezza degli edifici». I dem ricordano anche che il primo cittadino aveva preso l’impegno a effettuare «una ricognizione degli spazi pubblici disponibili per capire dove collocare gli studenti ospitati in scuole in cui non fossero state effettuate le verifiche di vulnerabilità».
ANCORA NEI MUSP
«La verità», incalza il Pd, «è che, a oggi, gli studenti, oltre che in Musp progettati per una vita stimata in 5 anni e invece utilizzati da 13 anni, frequentano le lezioni negli edifici del 2017».

