Testa (Asl): finiti i lavori al pronto soccorso e in chiusura l’intesa con l’Ateneo per i test
Completato l’adeguamento del pronto soccorso per il pre-triage, nuova Tac in arrivo e accordo con l’Università per i tamponi. Nel secondo consiglio straordinario dedicato all’emergenza Covid in città,...
Completato l’adeguamento del pronto soccorso per il pre-triage, nuova Tac in arrivo e accordo con l’Università per i tamponi. Nel secondo consiglio straordinario dedicato all’emergenza Covid in città, il direttore generale dell’Asl Roberto Testa elenca questi tra gli interventi principali dell’ultimo periodo. Il manager fa riferimento ai punti del documento approvato da maggioranza e opposizione nella seduta di venti giorni fa per un aggiornamento della situazione che però non placa le critiche soprattutto da parte dell’opposizione. «È stato ultimato l’intervento al pronto soccorso per potenziare il pre-triage», spiega, «chiedendo alle forze di polizia di lasciare i loro ambienti e trasferirsi altrove per avere spazio». Testa spiega, inoltre, che l’edificio Delta 7 è in funzione quasi a pieno regime. «Mancano circa 30 posti letto», osserva, «si è dimostrata azzeccata la scelta di accelerare i lavori per completare le struttura». Dal commissario nazionale per l’emergenza Domenico Arcuri è arrivato il via libera all’acquisto di una nuova Tac da dedicare ai pazienti Covid e con l’Università è stato aperto il dialogo per una collaborazione sul processamento dei tamponi. Spiegazioni che, però, hanno attutito solo in parte le critiche dell’opposizione. Stefano Albano (Pd) ha fatto riferimento ai ritardi negli interventi, mentre Giustino Masciocco (Articolo 1) ha chiesto spiegazioni sulla riapertura dei reparti chiusi per l’emergenza e il recupero delle prestazioni sanitarie non riferite al Covid e attualmente sospese. Contestazioni sono state mosse anche dalla maggioranza, in particolare da Marcello Dundee (Forza Italia). «Gli interventi descritti andrebbero bene se fossimo al 30 settembre», ha evidenziato, richiamando anche esperienze personali e di famiglia su difficoltà nel reperimento di bombole d’ossigeno e nell’attesa di due settimane per la risposta al tampone. «Il sistema non ha funzionato», ha fatto rilevare, «non serve prendersela con il passato, ma mettersi al lavoro con le armi a disposizione». (g.d.m.)

