Testimone racconta gli incontri di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso

L’AQUILA. Il 14 luglio 2003 era un lunedì. Intorno alle 21 giunse nella redazione dell’Aquila del quotidiano il Centro una telefonata. Era Domenico Corbelli di Camarda, che in quel momento si...
L’AQUILA. Il 14 luglio 2003 era un lunedì. Intorno alle 21 giunse nella redazione dell’Aquila del quotidiano il Centro una telefonata. Era Domenico Corbelli di Camarda, che in quel momento si trovava nel bar del paese con amici e compaesani ai quali il pastore Angelo Spagnoli, noto anche come Sterpone, stava raccontando che nel pomeriggio, intorno alle 17, aveva incontrato nella zona del Vasto, sul Gran Sasso, il Papa, Giovanni Paolo II, col quale aveva scambiato poche parole. Il pontefice, da dentro la macchina che lo stava riportando a Roma dopo una “gita” sui monti abruzzesi, gli aveva dato un rosario, l’unica prova, nell’immediatezza, che quell’incontro c’era veramente stato. Il giorno dopo la notizia uscì sul Centro. Nessuno la smentì e anzi nelle settimane successive trovò conferme seppur indirette. A quasi 18 anni da quell’episodio arriva la testimonianza di un uomo che all’epoca era “l’ombra” di Papa Wojtyla e che lo accompagnava nelle sue “visite private” in Abruzzo (oltre cento nell’arco del pontificato) per sciare o per passeggiare. Si tratta di Egildo Biocca, 76 anni, di Celano, ex ufficiale della Gendarmeria Vaticana che ha raccontato a Nicola Catenaro del Corriere della Sera le tante escursioni col Papa, l’incontro di Giovanni Paolo II con il pastore e le soste di Wojtyla vicino a quello che oggi è il Santuario “San Giovanni Paolo II” a San Pietro della Jenca nei pressi del quale è nato, per iniziativa di Pasquale Corriere, un museo con foto e cimeli che raccontano l’amore del pontefice polacco per la montagna in generale e per quella aquilana in particolare. Sull’incontro con “Sterpone”, Angelo Spagnoli, Biocca dice: «Scendevamo in auto dal sentiero che ci aveva condotto al piano di Camarda e incontrammo un gregge di pecore con un pastore noto per essere una specie di mangiapreti, senza fede. Il finestrino dell’auto si abbassò e il pastore rimase sbalordito. Il Santo Padre (che all’epoca era già molto malato, ndr) gli consegnò un rosario. Non so cosa si siano detti, fatto sta che quest’uomo, in memoria dell’incontro, in quel punto ha sistemato una pietra con una croce sopra». Egildo Biocca afferma che le «visite private avvenivano di solito il martedì – più raro il venerdì – e anche più volte al mese. Il mio compito era individuare mete che si distinguessero per la bellezza e per la necessaria riservatezza e sicurezza. Poi seguivo il Santo Padre nelle discese sulle piste da sci. Il pranzo era al sacco, in particolare panini con la frittata. In estate a volte cucinavamo all’aria aperta per il Papa e per noi del seguito». Le zone preferite – racconta ancora Biocca – erano Campo Felice, Monte Magnola, Campo Imperatore e San Pietro della Jenca. Sulla piana di Camarda Giovanni Paolo II pregava «ammirando tutta la valle del Chiarino», conclude Biocca. (g.p.)
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