Tiroide, si usa poco sale iodato

7 Giugno 2014

San Salvatore, dai risultati di uno screening emerge che il 20% degli aquilani non fa prevenzione

L’AQUILA. 10 persone su 50 non sanno cos’è il sale iodato (che si può comprare al supermercato) e non proteggono quindi la propria tiroide dal rischio di malattie. È il singolare dato emerso dallo screening effettuato all’ospedale San Salvatore dal servizio Endocrinologia diretto dal dottor Giuliano Mariani su un campione di 50 soggetti. Il fatto che il 20% dei soggetti – esaminati dal 19 al 23 maggio scorso a fini di prevenzione, in occasione della settimana mondiale della tiroide – ignori l’esistenza e gli effetti salutari del sale iodato sulla tiroide, ribadisce la necessità di premere sempre più l’acceleratore sulla prevenzione. Assumere sale iodato nell’alimentazione (al posto di quello comunemente usato a tavola), costituisce infatti, in ambienti di montagna come quello dell’Aquila, una forma di iodoprofilassi, cioè di prevenzione contro l’insorgenza nel corso degli anni di eventuali malattie della tiroide. A maggior ragione se si considera che nel territorio aquilano, rispetto alla media nazionale, si registra un’incidenza maggiore del 10% per questo tipo di malattie. La tiroide si alimenta di iodio e, se non funziona a dovere, può causare patologie gravi. In compenso, il restante 80% delle persone esaminate nello screening non solo conosce il sale iodato ma lo assume da un tempo medio di oltre 9 anni. Lo screening di endocrinologia era riservato solo a coloro che non si erano mai sottoposti in precedenza a controlli: nessun caso di malattia tra i 50 esaminati. Il 54% è andato agli accertamenti (gratuiti) in ospedale solo per il desiderio di conoscere le proprie condizioni di salute; quindi, pur non avendo sintomi o malattie. Dato importante: la prevalenza nel test di persone tra i 20 e i 40 anni (tra 24%-28%). Un’altra fetta del campione (32%) è andata al controllo perché ha familiari o parenti con malattie alla ghiandola.

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