Tordera: «Ora è l’Asl che porta i servizi dove sta il cittadino»
Il bilancio 2017 del manager: è stato l’anno dell’innovazione e grazie ai robot in chirurgia avremo degenze più brevi
L’AQUILA. Il 2017, per la sanità della provincia, è stato l’anno dell’innovazione (robot chirurgico), del rilancio dell’attività delle sale operatorie, del grande impulso alla Rete delle malattie tempo-dipendenti (più postazioni del 118 e moderne ambulanze) ma anche del rovesciamento del rapporto Asl-utente: è l’Azienda sanitaria che porta i servizi dove risiede il cittadino. Il 2017 sarà ricordato anche per il tragico incidente dell’elicottero del 118, avvenuto il 24 gennaio scorso a Campo Felice durante un’operazione di soccorso, in cui morirono 6 persone, tra 5 cui operatori sanitari. Il manager Asl, a partire da questo evento luttuoso, ripercorre i momenti salienti dell’anno.
Cosa fu per lei, dottor Tordera, la tragedia del 118?
«Qualcosa di doloroso, inciso per sempre nella mia memoria. Una sciagura che ci piombò addosso in quella maledetta mattina nebbiosa. Con la morte nel cuore affrontammo tutti gli aspetti della disgrazia e istituimmo una task force di 11 psicologi per assistere i familiari delle vittime. Con i miei collaboratori restammo per giorni in uno spazio protetto insieme ai congiunti delle vittime».
Quali le nuove iniziative per la rete delle patologie tempo-dipendenti come infarti e ictus?
«Abbiamo investito molto, oltreché in altri ambiti, sul servizio 118: 3 nuove postazioni a Pescocostanzo, Rocca di Mezzo e Trasacco, 7 moderne ambulanze e un’auto medica per rafforzare un apparato provinciale che conta 23 punti d’intervento e garantisce circa 15.000 soccorsi l’anno. Inoltre, abbiamo dato l’avvio al progetto della centrale unica regionale del 118».
Com’è cambiata l’assistenza dei malati oncologici in provincia?
«Radicalmente. Il paziente, a parte le acuzie, trattate in ospedale, viene seguito con percorsi pianificati in ambulatorio, nei luoghi di residenza: è il servizio sanitario che va dall’utente e non il contrario. Negli ultimi anni abbiamo aperto ambulatori all’Aquila, Avezzano, Sulmona e, nell’ottobre scorso, a Tagliacozzo. È una rete oncologica che integra medici di base, rsa, “hospice”, adi e visite domicilari e che lavora in sinergia con il servizio delle cure palliative e del dolore».
In prospettiva quale l’evoluzione della rete ospedaliera?
«Più tecnologia e ulteriore definizione dei ruoli; gli ospedali dell’Aquila e Avezzano, in particolare, dovranno diventare punti di riferimento del Centro Italia, con il prezioso contributo dei medici dell’Ateneo».
Nella chirurgia è arrivato il robot.
«Una vera svolta: precisione assoluta negli interventi, meno sofferenza nel post-operatorio, degenze ridotte: una risorsa a disposizione di tutti i nostri ospedali. Questa tecnologia fa parte del rilancio della chirurgia, come quello attuato di recente al San Salvatore: ristrutturazione delle 8 sale operatorie, progetto in fase avanzata per la realizzazione di una nona sala, dedicata ai trapianti, primi passi per il monitoraggio informatico della chirurgia. L’obiettivo è di attirare da fuori professionisti del bisturi di alto livello e favorire il ricambio generazionale».
C’è un’alta tecnologia anche per la preparazione dei farmaci per le terapie?
«Sì, per l’automazione di queste operazioni siamo stati premiati come uno dei 100 migliori progetti italiani del pubblico». Trapianti e senologia: perché sono punti di forza dell’azienda?
“L’Aquila, per il rene, ha stabilito quest’anno il record di trapianti, consolidando il ruolo leader in Abruzzo. Per la Senologia, il San Salvatore è stato come uno dei due ospedali hub, cioè di alta specializzazione».(cr.aq.)
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