Torna alla basilica di Collemaggio il dipinto sparito 18 anni fa

22 Maggio 2018

Il quadro, attribuito a Bedeschini, ritrae San Pietro Celestino con il bastone dotato di triplice croce L’opera recuperata dai carabinieri era scomparsa dalla sacrestia, ieri la restituzione dopo il restauro

L’AQUILA. San Pietro Celestino con il bastone pastorale dotato di triplice croce, lo stesso utilizzato ogni anno per l’apertura della porta Santa di Collemaggio, è il primo dipinto a tornare nella basilica restaurata dopo il terremoto. L’olio su tela di 88 centimetri per 61, di indiscussa attribuzione a Giulio Cesare Bedeschini, è stato restituito alla comunità aquilana ieri mattina, con una formale cerimonia all’interno della chiesa, dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e dalla soprintendente all’Archeologia, belle arti e paesaggio per L’Aquila e il cratere, Alessandra Vittorini.
Il dipinto, scomparso dalla sagrestia che lo ospitava, è stato recuperato a seguito di una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale, nell’ambito di un’indagine coordinata dal pm Simonetta Ciccarelli. Durante un’operazione, all’inizio del 2018, infatti, sono stati sequestrati oltre 40 beni ecclesiastici provenienti da varie parrocchie. Tra questi il dipinto di Celestino scomparso nel 2000, poco dopo il restauro eseguito dalla Soprintendenza locale.
Il dipinto è stato esposto nell’anticamera della cappella dell’Abate. L’opera rappresenta San Pietro Celestino, leggermente di scorcio, in abiti pontificali, con camice bianco, stola, sontuoso piviale in seta e triregno a tre ordini di corone impreziosite da gemme. Tra gli attributi che lo contraddistinguono figura anche la ferula (bastone pastorale) dotata di tripla croce, utilizzata in seguito nella liturgia papale per l’apertura della Porta Santa. La mano destra è protesa nell’atto di benedire, mentre la sinistra è impegnata a sostenere il modellino della città dell’Aquila, in cui è ben riconoscibile Porta Bazzano, varco obbligato per i fedeli intenzionati a raggiungere la basilica extra muraria di Santa Maria di Collemaggio, teatro dell’incoronazione di Celestino V e deposito delle sue spoglie.
Palesemente ispirato alla serie dei quattro santi protettori custodita nel Museo nazionale d’Abruzzo, il dipinto è databile ai primi decenni del XVIII secolo. Esposto in basilica prima del ripristino degli anni Settanta, ad opera di Mario Moretti, fu poi ricoverato nell’adiacente ala conventuale. Riscattato da un lungo abbandono e perfettamente risanato con un accurato intervento di restauro in occasione del Giubileo del 2000, trovò ubicazione nell’austera sagrestia. «Il riconoscimento dell’opera, essenziale ai fini della successiva restituzione», ha spiegato la Vittorini, «è stato possibile grazie a Biancamaria Colasacco, storica d’arte della Soprintendenza, che ne ha certificato l’autenticità e la provenienza. La sua professionalità, come altre, è preziosa in queste situazioni». «Un momento importante quello di oggi», ha sottolineato Biondi, «anche perché arriva all’indomani della nomina a cardinale di monsignor Giuseppe Petrocchi da parte di papa Francesco».
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