Torna in Italia la 32enne scampata al rogo

3 Settembre 2024

L’insegnante riabbraccia i familiari: «Fine di un incubo, cerco di guardare avanti senza pensare alla terribile esperienza»

L’AQUILA. È rientrata sana e salva all’Aquila l’insegnante di 32 anni rimasta coinvolta sabato sera nell’incendio di un palazzo nel centro di Nizza. Quella che doveva essere infatti una vacanza di assoluto relax in Costa Azzurra si è invece trasformata in un incubo dal quale è stata bruscamente svegliata solo dall’arrivo dei vigili del fuoco transalpini, che hanno pensato prima di tutto a metterla in sicurezza insieme agli altri inquilini dello stabile, per poi trarla definitivamente in salvo consegnandola alle cure mediche del caso, visti i livelli di intossicazione polmonare riscontrati nell’immediatezza dei fatti e il suo essere in dolce attesa. Domenica mattina, nonostante lo spavento, ha così potuto prendere un volo per Roma Fiumicino, poi un autobus che l’ha riportata nel capoluogo abruzzese. Quindi il rientro a casa, in serata, in una traversa di corso Federico II, dove ha potuto riabbracciare i suoi familiari e tirare il primo sospiro di sollievo a 24 ore dall’inferno in cui ha perso la vita una 54enne, e decine sono state le persone intossicate, tra cui un ustionato.
«Mi sembra sia passata una settimana per quante ne sono successe nelle ultime 24 ore» è la prima impressione di C.D.F., la 32enne scampata alle fiamme, che ci tiene all’anonimato per via di una gravidanza non ancora annunciata, eppure messa subito a repentaglio dalla quantità di fumo inalato. «Gli ultimi due giorni sono stati di preoccupazione assoluta, non solo per la mia incolumità, ma anche e soprattutto per quella del bambino. Senza considerare quella per i miei genitori, che mi sapevano in vacanza, mai immaginandomi così tanto in pericolo. Fino a quella per il lavoro, visto che il rientro era previsto in modo da poter essere all’Aquila in tempo per prendere servizio a scuola, cosa che ho temuto di non riuscire più a fare nel momento in cui mi sono ritrovata in una capsula iperbarica all’ospedale Pasteur. Adesso posso dire di sentirmi davvero al sicuro», dice, «anche se la preoccupazione andrà via del tutto quando sarò visitata dalla mia ginecologa di fiducia, che già mi aspetta nel suo studio per valutare gli effetti di ciò che mi è capitato. Al momento cerco di concentrarmi su quello che mi aspetta di bello da qui in avanti, senza indugiare su quello che invece ho effettivamente rischiato e che adesso vorrei solo lasciarmi definitivamente alle spalle».
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