Tornano gli archeologi nel villaggio preistorico

12 Luglio 2022

Il sito scoperto risale al periodo neolitico antico ed è il più datato d’Abruzzo La studiosa Petrinelli Pannocchia: «Insediamento abitato dai primi coltivatori»

LECCE NEI MARSI. Ormai non vi sono più dubbi. Il sito di un villaggio preistorico, risalente al neolitico antico, cioè a circa 6.800 anni avanti Cristo, scoperto a Lecce nei Marsi, non solo sarebbe il più antico d’Abruzzo ma anche uno dei più datati dell’Italia centrale. La datazione è stata stabilita utilizzando il metodo del radiocarbonio.
A dare la sensazionale notizia è l'archeologa Cristiana Petrinelli Pannocchia, dell’Università di Pisa, alla vigilia della ripresa della campagna di scavi iniziata ieri.
«La certezza che si tratti di un insediamento stabile», rivela la dottoressa Petrinelli Pannocchia, «l’abbiamo avuta dallo studio condotto dall’Università e dal Cnr di Pisa su reperti, riguardanti una struttura abitativa, venuti alla luce alla fine della campagna di scavi del 2021. Si tratta di cumuli di pietre che riempivano le buche di pali che sostenevano la struttura: un capanno in legno con pareti coperte di argilla e paglia e di lame di selce che formavano la parte tagliente di falcetti costruiti in legno. Dunque», spiega l’archeologa, «ci troviamo in presenza di un villaggio abitato da coltivatori che allevavano gli animali e usavano il falcetto per raccogliere il grano». Il neolitico fu un periodo rivoluzionario caratterizzato, oltre che dall’introduzione della pietra levigata e della ceramica, anche dall’agricoltura e dall’allevamento degli animali: mutamenti profondi che trasformarono gli uomini da cacciatori e raccoglitori in coltivatori stanziali.
Nacquero così i primi villaggi, costruiti generalmente in prossimità di fiumi, come quello scoperto in località Rio Tavana (Tana) alle porte di Lecce nei Marsi. Nella Marsica esistono altri siti neolitici: in località Santo Stefano a Ortucchio, in località Cellitto a Paterno e in località Paludi a Celano.
Qualcuno di essi, alla fine del Novecento, fu segnalato alla Soprintendenza dal presidente dell’Archeoclub della Marsica, Umberto Irti.
Gli scavi finora hanno portato alla luce ceramiche, strumenti in pietra e resti di ossa di animali. Con quello di Rio Tana si fa decisamente un passo in avanti. Di tale sito già nel 1993 si era occupata la Soprintendenza archeologica d’Abruzzo.
Un sondaggio aveva rivelato la presenza di due livelli antropici attribuibili al neolitico antico. Dal 2018 è divenuto oggetto di indagini da parte del Dipartimento di civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa, che ha fatto la straordinaria scoperta.
E non è ancora finita. La campagna di scavi, diretta dalla professoressa Petrinelli Pannocchia, si protrarrà fino al 14 agosto.
Il gruppo di ricerca composto da archeologi e studenti italiani e stranieri sarà impegnato mattina e pomeriggio nell’opera di scavo. Il tutto nella speranza di riportare alla luce oltre ad altri reperti riguardanti le attività svolte dagli abitanti del villaggio anche resti di sepolture. Ad oggi nella Marsica sepolture riferibili al neolitico antico sono state trovate solo nella grotta continenza di Trasacco.
Intanto il sindaco di Lecce nei Marsi, Augusto Barile, che vede nella scoperta del sito una straordinaria opportunità per rilanciare il turismo, ha messo a disposizione degli ospiti il Centro sportivo e le scuole. Il primo cittadino sarebbe inoltre felice di potere accogliere nella biblioteca comunale “Enrico Zampetti” parte dei reperti venuti alla luce nel sito di Rio Tana. Reperti che andrebbero ad aggiungersi a quelli di epoca romana.
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