Tornano le tende, ma è per il coronavirus

2 Marzo 2020

Montate dai volontari due tensostrutture per accogliere i casi sospetti. Biondi: «Ecco perché non ho chiuso le scuole»

L’AQUILA. Tornano le tende all’ospedale, ma è per il coronavirus. I volontari della protezione civile ieri mattina hanno allestito due tensostrutture che serviranno, in caso di necessità, per il cosiddetto “pre-triage”, cioè per accogliere gli eventuali casi sospetti che non dovranno transitare dal pronto soccorso proprio per non interagire con gli altri pazienti. L’assessore regionale Guido Quintino Liris, su Facebook, annuncia che «è stata montata a scopo precauzionale la tenda della protezione civile di fronte al pronto soccorso. Un grazie alla protezione civile regionale, ai medici dell’Asl (prevenzione, pronto soccorso, malattie infettive) e alla polizia di Stato». Le due tende possono ospitare fino a 8 posti letto, ma in realtà il loro utilizzo sarà diverso. Il paziente che teme di aver contratto il virus, infatti, non dovrà recarsi in pronto soccorso, ma dovrà chiamare il 118 che farà da primo filtro.
SCUOLE APERTE: ECCO PERCHÉ. Il sindaco Pierluigi Biondi ha chiarito ieri la questione scuole, a fronte delle richieste di chiusura ricevute da più parti. «Premetto che capisco (e in parte condivido) dubbi, perplessità e paure dei genitori, avendo anch’io due figli piccoli. Però sono anche un amministratore locale, chiamato a rispettare leggi, ordinanze e direttive. Il sistema di protezione civile, infatti, funziona se c’è una filiera gerarchica in cui ognuno sa qual è il suo posto e i suoi compiti, affinché le comunicazioni siano corrette ed efficaci, a prescindere da ogni ulteriore valutazione di natura politica. Quella del coronavirus è una questione di natura internazionale, il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza e nominato un commissario e sull’argomento sono concentrate le principali istituzioni sanitarie mondiali e italiane e scienziati di riconosciuta qualità. La catena di comando prevede che il commissario, unitamente al presidente del consiglio, si rapporti con le regioni che, costituzionalmente, si occupano della programmazione e della gestione sanitaria. A caduta ci sono gli enti territoriali, che in Abruzzo sono coordinati dalla Regione in collaborazione con i prefetti. Nulla a che vedere, quindi, con organizzazioni elementari quali quelle, per esempio, che si attivano quando ci sono condizioni atmosferiche avverse di basso livello come una nevicata, in cui la decisione di chiudere o meno le scuole è delegata al sindaco che, nel caso dell’Aquila, decide rapidamente sulla base delle indicazioni di un gruppo comunale formato dai responsabili dei settori protezione civile, viabilità e polizia municipale. Nel caso del coronavirus la chiusura delle scuole, insieme ad altri provvedimenti, viene disposta dal presidente di Regione insieme al ministro della Salute, come accaduto in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. Ciò avviene se la Regione in questione è “con cluster” o “senza cluster” cioè, semplificando, se c’è almeno un soggetto contagiato non tracciabile. Non è questo il caso dell’Abruzzo, almeno fino al momento in cui sto scrivendo, e sperando che resti tale. Ogni altra iniziativa presa al di fuori di questo schema è stata sconsigliata dal governo e dal dipartimento nazionale Protezione civile e recepita dall’associazione nazionale dei comuni italiani. Tanto che il presidente Conte ha addirittura impugnato l’ordinanza di chiusura scuole delle Marche (Regione “non cluster”), poi sospesa dal Tar, dicendo che “i provvedimenti vanno adottati in pieno coordinamento, nessuno deve andare per la sua strada, tutte le misure devono essere segno dell’adeguatezza e proporzionalità”. Ovviamente», conclude Biondi, «tutto ciò non significa che si può stare con la guardia bassa, la situazione va costantemente monitorata e vanno rafforzate le misure di precauzione, come abbiamo fatto e stiamo facendo, in alcuni casi addirittura anticipando indicazioni ministeriali, come la riorganizzazione (e non chiusura!) delle attività di front office, l’incremento di attività di sanificazione di ambienti pubblici e mezzi di trasporto, la costituzione di una mini-unità di crisi interna all’organizzazione comunale, la diffusione in uffici e attività commerciali di buone prassi cui i cittadini devono attenersi».(cr.aq)