Tra uno spaccio e l’altro spuntano le armi

27 Novembre 2015

La polizia ha sequestrato altra cocaina e un bilancino di precisione nell’abitazione del fornitore catturato a Roma

L’AQUILA. L’inchiesta della squadra Mobile sullo spaccio di droga, che ha portato agli arresti di 4 persone, si arricchisce di nuovi elementi. A cominciare dal fatto che è stata trovata altra droga nel corso del blitz effettuato l’altro ieri.

Ma suscita allarme il fatto che dalle intercettazioni emergono conversazioni in cui si parla di armi. Va detto, a scanso di equivoci, che ai sospettati non è contestato nulla ad eccezione dei presunti casi di spaccio e non si fa riferimento all’ipotesi di un uso illecito di tali armi il cui acquisto resta confinato nel mondo delle intenzioni. Uno degli indagati finiti agli arresti, Luca Di Virgilio parlando con Maurizio Cincis, gli riferisce che gli è stato proposto di comprare un fucile da un tale . «Mi ha detto se voglio un fucile, quello che si carica da sotto. Quasi quasi me lo piglio a 300 euro, lo metto a casa, compro le cartucce. Mi ha detto che gli posso tagliare le canne e lo faccio a canne mozze. Ma a me serve una pistola, lo dico a questo che me la trova subito».

Intanto gli agenti della squadra Mobile, coordinati da Maurilio Grasso, hanno trovato altra droga dopo il blitz nella casa romana del presunto fornitore, Stefano Zecca.

Nel corso del blitz sono stati trovati 8 involucri di sostanza stupefacente del tipo cocaina, per un peso complessivo di 15 grammi, un bilancino di precisione per la pesatura dello stupefacente e 7mila euro in diversi tagli di banconote che si presume essere provento dello spaccio.

Per tornare alle intercettazioni, dalle conversazioni emerge più di un volta come talvolta lo spaccio venga barattato. Anche perché la cocaina costa ben cento euro a grammo. Si è parlato della cessione di droga, ovvero 3-4 grammi di hascisc a un meccanico ottenendo in cambio la riparazione dell’auto. Un consumatore, inoltre, afferma che in occasione della vendita di un riscaldatore per l’acquario ha ottenuto come contropartita della cocaina a titolo gratuito. Il gip Giuseppe Romano Gargarella, nonostante la tendenza della magistratura di limitare, se possibile, di rinchiudere in cella i sospettati, stavolta non è stato di manica larga. E spiega la ragione. «Nei confronti di Luca Di Virgilio, Maurizio Cincis, Stefano Zecca esiste con tutta evidenza il pericolo che gli stessi commettano altri gravi delitti della specie di quelli per cui si procede in quanto il numero degli episodi e la professionalità dimostrata nel porli in essere dimostra la estrema proclività a delinquere nello specifico settore dello spaccio. Trattasi, inoltre, di soggetti senza apparente stabile occupazione lavorativa cosa che porta a presumere che traggano dall’attività delittuosa. Quanto a Di Virgilio, Zecca e Cincis hanno dimostrato una pericolosità sociale che non potrebbe essere ovviata dagli arresti domiciliari in quanto essi potrebbero continuare la loro attività nel domicilio. Di Virgilio riveste il ruolo apicale nello spaccio, tiene rapporti con il fornitore, reperisce il denaro e organizza i viaggi per l’approvvigionamento. Parimenti di rilievo è la figura di Cincis che metteva a disposizione la macchina». Zecca viene citato dal gip «per il suo inserimento in un circuito di spaccio di estremo spessore». Di minor rilievo il ruolo di Monaco è che ai domiciliari. L’unica a piede libero è Roberta Giuliani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA