Traffico di marijuana, in tre a giudizio

9 Maggio 2020

Sorpresi in un laboratorio nascosto nella boscaglia. Sequestrati 300 chili di droga, il cui valore si aggira sui 700mila euro

TAGLIACOZZO. Erano stati colti sul fatto, mentre operavano in un laboratorio per la lavorazione della marijuana nei pressi di due piantagioni, a poca distanza dal casello di Tagliacozzo dell’autostrada Roma-L’Aquila. Ora dovranno presentarsi davanti al giudice il 5 ottobre prossimo per essere processati con rito immediato. Si tratta di Ylli Sina (49) e Marjo Sina (34), scarcerati con l’obbligo di firma, e di Vilson Kaja (29), rimesso in libertà anche lui in questi giorni e senza alcuna restrizione. L’operazione è stata portata a termine a ottobre scorso dai finanzieri del Comando provinciale di Roma, che hanno sequestrato oltre 300 chili di droga. Le accuse sono di coltivazione e spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. I militari del Gruppo di Tivoli, dopo diversi giorni di appostamenti e sopralluoghi nei boschi marsicani, avevano individuato nella parte sottostante un cavalcavia, occultato tra la fitta vegetazione, l’opificio clandestino attrezzato per la lavorazione della droga e munito di reti di plastica sulle quali venivano posizionate le piante per l’essiccazione, da sottoporre, poi, a lavorazione e suddivisione in dosi. Adiacente al laboratorio, i finanzieri avevano scoperto due appezzamenti di terreno adibiti alla coltivazione della cannabis, con annesso canale di scolo. Al momento dell’intervento erano all’opera tre uomini di nazionalità albanese, che avevano tentato la fuga opponendo resistenza. I tre stranieri sono accusati anche di resistenza a pubblico ufficiale. Erano state comunque trovate oltre 400 piante, alte dai due ai tre metri, che erano giunte alla piena maturazione, pronte per essere estirpate. Rinvenuti anche piccozze, machete, coltelli e contenitori di fertilizzante. Nelle abitazioni dei tre erano state, inoltre trovate dosi di hascisc e di marijuana già pronte per la vendita. La merce sequestrata avrebbe potuto fruttare sulle piazze di spaccio oltre 700mila euro. I tre albanesi sono assistiti dall’avvocato Antonio Milo.
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