Trapianti, dati in calo Ancora troppi no tra paure e pregiudizi

23 Aprile 2023

Dichiarazioni di volontà, molte persone non si esprimono I medici relatori: «Manca un’informata cultura di donazione»

L’AQUILA. In Italia e in Abruzzo ci sono sempre meno persone che si dicono potenzialmente disponibili a donare gli organi e questo si riflette anche sul numero dei trapianti. Negli ultimi anni è salito pure il numero dei no alla donazione – la cosiddetta opposizione – da parte dei parenti di persone decedute. Ancora pochi, infine, coloro che, al momento del rinnovo della carta d’identità, danno la propria disponibilità alla donazione nel caso, in futuro, se ne dovessero presentare le condizioni. Un quadro preoccupante, quindi, soprattutto per le quasi 10.000 persone che in Italia attendono da anni un trapianto d’organo.
l’esperto risponde
Di queste problematiche si è parlato a “Casa Onna” nel corso di un incontro sul tema “La donazione-trapianto di organi. L’esperto risponde”. Sono intervenuti la dottoressa Daniela Maccarone del Centro regionale trapianti, la professoressa Alessandra Panarese dell’unità operativa chirurgia trapianti dell’Asl1, il dottor Franco Papola del Centro regionale immunoematologia e tipizzazione tissutale e presidente provinciale Aido. Hanno portato la loro testimonianza anche alcuni trapiantati. All’iniziativa ha contribuito l’Antr, l'associazione nazionale trapiantati. I medici relatori hanno sottolineato che manca ancora una consapevole e informata cultura della donazione. «La maggioranza delle persone», è stato detto, «pensa ancora che l’espianto avviene quando la persona non è ancora ufficialmente deceduta. Va invece chiarito che la dichiarazione di morte precede l’avvio delle procedure che portano all’espianto degli organi». Dunque si tratta di un “pregiudizio” che non ha fondamento, ma che purtroppo incide sulla scelta dei parenti. Tutto questo si può attualmente superare solo se la disponibilità alla donazione viene espressa in vita o al momento del rinnovo della carta d’identità. Da tempo si parla anche di una nuova legge che potrebbe stabilire che chi, entro 2 anni dalla pubblicazione della norma, non esplicita formalmente il suo no, viene ritenuto disponibile alla donazione. Ma questa legge per ora non c’è. Il dottor Papola ha ricordato che i genitori di una ragazza di Onna, Sandra Foresta, nel gennaio 1996, decisero di donare gli organi della loro figlia deceduta a causa di un incidente stradale, organi che ridiedero una vita normale a più di una persona. Quei genitori, ha detto Papola, avevano vissuto alcuni anni negli Usa, dove la cultura della donazione era molto diffusa. Nell’opera d’informazione, molto importante è il ruolo delle associazioni come l’Aido (Associazione italiana donatori organo) e l’Antr (Associazione nazionale trapiantati di rene) fondata nel 2004 da persone che hanno ricevuto un trapianto di rene, da loro familiari e da simpatizzanti che riconoscono l’importanza della donazione. È stato sottolineato come si può donare a tutte le età e ci sono state testimonianze di trapiantati che hanno raccontato la loro esperienza di rinascita. «La situazione di chi è in dialisi», ha detto uno di loro, «condiziona in negativo la qualità della vita non solo del malato, ma anche dei familiari. Donare, o essere disponibili a farlo, significa poter restituire un'esistenza degna a chi non ce l’ha». La parola d’ordine è quella di informare e spiegare bene il significato della donazione per fugare dubbi e paure che non hanno fondamento.
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