Trent’anni di maltrattamenti, condannato
Violenze all’ex moglie e alla figlia: inflitti due anni e otto mesi di reclusione a un 67enne di Avezzano
AVEZZANO. Marito e padre violento condannato a due anni e otto mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia avvenuti dal 1985 al 2014 con l’aggravante di aver commesso il reato in stato di ebbrezza. Il giudice del tribunale di Avezzano, Marianna Minotti, ha inoltre condannato l’uomo, un 67enne di Avezzano (omettiamo le generalità a tutela delle vittime ndr), a risarcire l’ex moglie e la figlia rispettivamente di 15mila e 7mila euro per il danno loro causato e al pagamento delle spese processuali.
Dopo una vita matrimoniale e familiare all’insegna di quotidiane offese, minacce e botte, solo nel 2013 mamma e figlia trovano il coraggio di denunciare. I racconti delle donne portano alla luce «una situazione di forte tensione e violenza causata dalla condotta e dalla personalità dell’imputato», definito «un padre-padrone, prepotente e autoritario che voleva controllare tutto e tutti e decidere ogni cosa», «la cui aggressività era certamente accentuata dall’assunzione di alcol». È nel 2008 che le due vittime decidono di lasciare le mura domestiche all’interno delle quali da tempo si consumavano le violenze spesso in presenza dell’altro figlio minorenne. A far scattare l’allontanamento un’aggressione piuttosto violenta subita dalla ragazza da parte del padre tanto che la madre, il giorno seguente, era stata convocata dalla preside della scuola frequentata dalla figlia. Dopo la separazione, però, la situazione non era migliorata, l’ex moglie era spesso vittima di «umiliazioni e scenate sotto l’abitazione in cui si era trasferita con i figli per cui si vedeva costretta a cambiare casa diverse volte». Puntualmente il 67enne si appostava sotto le abitazioni e i suoi frequenti scatti d’ira creavano imbarazzo alla famiglia anche nei confronti degli altri condomini. Spesso è stato necessario l’intervento dei carabinieri per evitare che la situazione non degenerasse in altre aggressioni fisiche. In un’occasione l’uomo non aveva risparmiato insulti nemmeno ai militari intervenuti. A questo si aggiungevano continui messaggi e telefonate anche in piena notte e pedinamenti. Comportamenti che avevano fatto allontanare amici e conoscenti. Anni di vero inferno durante i quali l’ex moglie e la figlia dell’uomo avevano chiesto supporto a un centro antiviolenza e a vari psicologi. I racconti delle due vittime, costituitesi parti civili nel processo, sono stati suffragati anche da numerosi testimoni e da documentazione medica. Madre e figlia sono difese dall’avvocato Angelo Raglione. Il marito e padre violento non è stato processato per il reato di lesioni personali commesso nel 2013 per intervenuta prescrizione. (f.d.m.)
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