Trenta casi: anche medici e infermieri

Alcuni positivi tra gli operatori dell’ospedale. Marinangeli (primario di Rianimazione): «Diffidare di chi ci è vicino»
L’AQUILA. In 10 giorni ricoverati 6 pazienti in terapia intensiva. Il primario di Rianimazione Franco Marinangeli la considera una curva ascendente preoccupante. Tanto da lanciare un appello: «Oltre alle raccomandazioni già note, aggiungerei quella di diffidare l’uno dell’altro. Vediamo se così tutti si rendono conto della gravità della situazione». Anche il sindaco Pierluigi Biondi invita alla razionalità e responsabilità, ricordando che «non sono i luoghi che generano contagi, ma il mancato rispetto delle regole. Teniamo alta l’attenzione, ma continuiamo a vivere».
IL PRIMARIO. Dei 39 nuovi casi in provincia, 30 riguardano L’Aquila. Ci sono diversi positivi tra medici e infermieri di vari reparti dell’ospedale. Tamponi a raffica anche ai familiari. Oltre ai ricoveri in terapia intensiva, che riguardano soprattutto pazienti anziani e con altre patologie, al San Salvatore si prendono in carico anche casi gravi di polmonite, segno che il virus non ha perso la sua carica: «Se l’andamento della malattia risulta meno pericoloso rispetto alla prima ondata», spiega Marinangeli, «è solo perché si interviene precocemente. Ma non mancano casi in cui l’insufficienza respiratoria grave si manifesta anche tra i giovani». I posti in terapia intensiva saranno incrementati di 4 unità: «Stabiliremo una rimodulazione dei vari reparti coinvolti nell’emergenza Covid», aggiunge Marinangeli, «anche confrontandoci con le altre Asl, in modo da costruire una sorta di rete, in base all’andamento della curva dei contagi». Marinangeli non nasconde la sua preoccupazione: «La situazione è ancora sotto controllo, ma dobbiamo saperla gestire, altrimenti ci sfuggirà di mano. Purtroppo», sottolinea, «si vedono ancora tanti comportamenti scorretti. Oltre alle raccomandazioni che conosciamo, aggiungerei quella di diffidare l’uno dell’altro. Le persone che ci sono vicine potrebbero essere positive e contagiarci. Questo non vuol dire barricarsi in casa, ma prendere le precauzioni. Ad esempio: se un ristorante è pieno e quindi c’è assembramento, ne scegliamo un altro. Se non c’è verso di convincere tutti a mettere la mascherina, a rispettare il distanziamento, a seguire i consigli riguardo all’igiene, allora, visti i numeri, invitare a diffidare l’uno dell’altro forse farà comprendere meglio la gravità della situazione. Ripeto, possiamo gestirla, ed evitare così un nuovo lockdown, solo con l’osservanza di regole e buona educazione».
IL SINDACO. Anche il sindaco Biondi, alla luce della fase difficile che stanno vivendo la città e il territorio, richiama la popolazione «ai soliti princìpi di razionalità e responsabilità. Razionalità, perché dobbiamo essere consapevoli che, per esempio, rispetto a marzo, a parità di contagiati ci sono 7 volte più tamponi effettuati e quindi il livello di contagiosità è molto inferiore rispetto a quello della fase acuta. Ma questo non significa che bisogna abbassare la guardia, significa solo non trasformare un’emergenza in psicosi». Il sindaco invita ad affidarsi al sistema sanitario, annunciando che si sta potenziando il servizio di prevenzione, «sovraccarico di lavoro», e che si metteranno in atto altre misure: «L’unità di crisi del Comune si riunisce frequentemente, abbiamo costanti contatti coi reparti ospedalieri più sensibili, si sta lavorando con Rianimazione per l’incremento dei posti letto. Per giovedì ho convocato il Comitato ristretto dei sindaci, in coordinamento con la prefettura è stato chiesto di aumentare i controlli, stiamo tutelando le fasce più deboli, come i degenti ex Onpi. Pensiamo con fiducia al futuro», conclude il sindaco, «ma facciamolo col cervello posizionato sulla rotta della responsabilità e del rispetto delle norme».
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