Trenta “no” spediti al Ministero: «Gasdotto dannoso»

18 Gennaio 2015

Nell’elenco dei contrari non solo i Comuni e le associazioni ma anche gli agricoltori, un vivaio e i cavalieri della Giostra

SULMONA. Sono più di trenta i no al metanodotto della Snam. Dissensi sotto forma di osservazioni spedite entro il termine ultimo di ieri al ministero dello Sviluppo economico. Una ventina sono le associazioni, i comitati, gli enti e gli ordini professionali schierati col fronte del no e un’altra decina, contata per difetto, sono i residenti, gli agricoltori e i titolari di attività che hanno detto no alla multinazionale del gas. Fra questi ci sono i titolari di un vivaio nei pressi di Case Pente, dove dovrebbe essere realizzata la centrale del gas, i proprietari di un maneggio e di un consorzio di prodotti tipici, oltre ai tanti contadini che vedrebbero scomparire le loro colture tipiche sotto gli scavi dei tubi del gas. Oltre a loro ci sono chiaramente i comitati cittadini per l’ambiente, l’Ordine dei medici, i Comuni di Sulmona e quelli del circondario, Orsa pro natura peligna e le tante associazioni culturali della zona. In testa al fronte del no ci sono anche le associazioni ambientaliste nazionali, come la Lipu, Orsa, il Wwf, e il Cipa. Hanno inviato il loro no anche i borghi e sestieri della Giostra cavalleresca.

Dopo i primi contatti del 2004 con gli agricoltori, i rappresentanti della Snam, acquisiti i terreni per la centrale dal 2005, stanno ora ripartendo per formalizzare le vendite o le cessioni delle aree per il gasdotto, il cui iter è ripartito in questi giorni.

Molti i proprietari contattati già quattro o cinque anni fa per una cessione volontaria della proprietà, con la possibilità di continuare a coltivare, perdendo però la titolarità del lotto e concedendo alla società il diritto di passaggio. Sono state rintracciate decine di persone da Bagnaturo a Case Pente, in un tragitto di 6 chilometri. Le terre, in quella zona e in quegli anni, sono state valutate dai 6 ai 7 euro al metro quadrato, dopo una lunga contrattazione con la Snam. Nessun indennizzo o particolare trattamento previsto, se non una maggiore valutazione per gli imprenditori agricoli che sono riusciti a dimostrare che la loro professione era legata a quei terreni. In quel caso l’importo è salito, anche se il risultato è stata la svalutazione dei terreni, attraversati dall’opera o confinanti con essa.

Secondo i 200 contadini della zona, inoltre, verrebbero compromesse le colture di aglio rosso, ma anche quelle ortofrutticole, soprattutto delle pesche giallone e dei cereali. Dei 687 chilometri del metanodotto che corre da Massafra a Minerbio, diviso in cinque grandi tronconi, solo il primo è stato già realizzato. Da Biccari a Massafra il gas passa dentro le nuove tubature, mentre il secondo tratto Biccari-Campochiaro è stato autorizzato e sono in corso gli espropri dei terreni.

Il progetto prevede poi una centrale di compressione a Sulmona e gli ultimi tre tratti Sulmona-Foligno, Foligno-Sestino e Sestino-Minerbio. Sono più di 6mila e 500 le particelle catastali di terreni su cui potrebbero correre i tubi del metanodotto Snam Sulmona-Foligno, che taglia per 103 chilometri l’Abruzzo interno, passando per una ventina di Comuni. A questi vanno aggiunte altre migliaia di particelle nell’area di Sulmona e Popoli, oltre di Umbria e Marche.

Federica Pantano

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