Tribunali, una salvezza a ostacoli Marsilio chiede aiuto al ministro

Il presidente della Regione accoglie l’invito dei sindaci di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto Sollecitata una riunione urgente con la Cartabia: «Rivedere la riforma della geografia giudiziaria»
AVEZZANO. A dieci mesi dalle chiusure ufficiali – settembre 2022 – la strada per la salvezza dei 4 tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto si fa davvero in salita. Tanto che il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha chiesto un incontro urgente con il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, al termine del vertice che si è tenuto ieri mattina nella sala Irti dell’ex scuola Montessori di Avezzano. Ma da più parti si ha l’impressione che il governo Draghi non voglia in alcun modo fare retromarcia, onde creare un pericoloso precedente nazionale (altre strutture italiane sono state chiuse da tempo). Al vertice di ieri erano presenti, oltre a Marsilio, accompagnato dal capo segreteria, il marsicano Massimo Verrecchia, il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, diversi parlamentari abruzzesi e i rappresentati degli Ordini degli avvocati, i sindaci delle quattro città interessate Gianni Di Pangrazio per Avezzano (sospeso dalla carica), Filippo Paolini per Lanciano, Francesco Menna per Vasto e Gianfranco Di Piero per Sulmona.
L’INCONTRO A ROMA
Alla fine della riunione, il presidente Marsilio ha accolto il mandato di farsi promotore, a nome delle amministrazioni comunali, degli ordini professionali forensi, dei consiglieri regionali e dei parlamentari, di un incontro con il ministro Cartabia. Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la risposta da Palazzo Piacentini. Lo stesso ministro che era riuscito, nonostante il voto unanime di tutti i partiti, a bocciare una proroga ormai approvata, con un clamoroso colpo di mano affidato alla presidente del Senato, la forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati. Un precedente che non fa ben sperare. Nonostante questa intransigente posizione sul caso, però, il ministro non potrà negarsi anche all’incontro democraticamente chiesto da sindaci e presidente di Regione.
LE OPZIONI possibili
«Chiediamo di rivedere la riforma della geografia giudiziaria e già nella legge di bilancio sarà possibile inserire la norma con la relativa copertura, senza attendere il Milleproroghe». Il presidente Marsilio ha illustrato le strade da percorrere in queste settimane. Senza perdere tempo. «Per questo», ha aggiunto, «chiediamo ai parlamentari abruzzesi di adoperarsi e lavorare all’interno dei propri partiti. Ci dicono che il taglio avviene per attuare una politica di risparmio», ha aggiunto, «se non è una ragione economica, però, ci facciano capire qual è. I tribunali minori abruzzesi dimostrano di essere tra i più efficienti d’Italia. Se dovesse ancora trattarsi di una questione economica, abbiamo già assicurato di essere pronti a farcene carico. Al momento abbiamo due possibilità: legge di bilancio e Milleproroghe».
RISCHIO PARALISI
Il trasferimento dei quattro tribunali all’Aquila (Avezzano e Sulmona) e a Chieti (Lanciano e Vasto) causerà, secondo gli addetti ai lavori, una paralisi del sistema giustizia abruzzese. «Al ministro non interessa l’economia del territorio, questo lo sappiamo», ha affermato il presidente dell’Ordine di Sulmona, Luca Tirabassi, «ma l’efficienza sì. Ma il ministro non sa che l’efficienza si perde con la chiusura dei tribunali. Gli obiettivi che lei persegue, in tal modo, non potranno mai essere raggiunti. Anzi, solo tenerli aperti permetterà di raggiungere le performance a cui il ministro aspira». Per la senatrice Gabriella Di Girolamo (5 Stelle) «la Regione è interlocutore privilegiato del governo», e per l’onorevole Andrea Colletti (L’Alternativa), «il ministro non conosce il reale funzionamento dei tribunali territoriali, non ne conosce le performance. Se il ministro è riuscita a bloccare una legge approvata da tutti, allora l’unico modo per capire se c’è una prospettiva reale, almeno per una proroga, è incontrare il governo». Anche per l’onorevole Luigi D’Eramo (Lega) è necessario «convocare una riunione con il ministero perché la sola battaglia in commissione e in parlamento potrebbe non essere sufficiente».

