Truffa coi fondi del sisma Prosciolti i 4 imputati

Scagionati il noto chirurgo Carlo Vicentini, suo fratello e due tecnici Il giudice: lecito il finanziamento di mezzo milione per restaurare un immobile
L’AQUILA. Finisce in archivio l’inchiesta sulla concessione di un finanziamento di circa mezzo milione di euro per la ristrutturazione di un manufatto a Tempera in seguito al terremoto del 2009. Il gup Roberto Ferrari ha scagionato «perché il fatto non sussiste» i due committenti del lavoro e i tecnic i. Si tratta del professor Carlo Vicentini noto chirurgo aquilano, del fratello Giovanni, e dei tecnici Sergio Alfonsetti ed Emanuele D’Andrea. L’accusa a loro mossa e ritenuta infondata era quella di truffa.
«In qualità di committenti e sedicenti proprietari di un edificio rurale», sosteneva il pm, «con artifici e raggiri nella domanda di contributo per la riparazione e nella perizia asseverata a esso connessa per la ricostruzione delle parti comuni dell'edificio in via Paribella, inducevano in errore il Comune. L'ente provvedeva a impegnare 457mila euro e accreditare la somma di 251mila euro procurandosi un ingiusto profitto».
«Artifici e raggiri consistenti», specificava l'accusa, «nell'avere omesso di dichiarare l'esistenza di altre istanze di contributo; avere ingannevolmente individuato parti comuni nell'edificio in realtà composto da una sola proprietà immobiliare; aver dichiarato la comproprietà dell'edificio che invece risulta su area demaniale gravata da uso civico e avere dichiarato l'assenza di vincoli paesaggistici nonostante la presenza di vincoli paesaggistico, idrogeologico, uso civico». Inoltre sarebbe stata attestata (e secondo il pm non era vero) la presenza nel fabbricato di impianto idrico ed elettrico. Se non fossero sufficienti queste accuse la Procura se ne è riservata anche un'altra: «Avere dichiarato la fatiscenza dell'edificio come causa diretta del sisma».
Secondo la difesa, rappresentata per tutti dall’avvocato Emilio Bafile, si trattava di contestazioni poggiate su errate interpretazioni delle norme.
In relazione alla contestata fatiscenza del palazzo già prima del sisma, sono state prodotte, ed esaminate dal gup in udienza preliminare, delle foto che hanno fatto rilevare il contrario.
La difesa ha poi dimostrato come il via libera ai lavori era stato dato solo dopo aver ottenuto il consenso da parte di tutti gli enti preposti alla ricostruzione.
Per cui, secondo la tesi difensiva, gli atti non dovevano nemmeno approdare in udienza preliminare.
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