Truffa la banca per due milioni, imprenditore finisce nei guai

Denunciato il rappresentante legale di un’azienda del settore dell’alluminio che operava a Bazzano È accusato dalla Guardia di finanza di aver ottenuto anticipazioni illecite sul pagamento delle fatture
L’AQUILA . Ha truffato una banca per oltre due milioni di euro. Con questa accusa la guardia di finanza ha denunciato il rappresentante legale di un’azienda che fino a qualche tempo fa operava nel settore dell’alluminio e aveva sede nel polo industriale di Bazzano. I fatti contestati risalgono al periodo tra giugno e ottobre del 2018 e sono stati ricostruiti dagli uomini della compagnia provinciale della fiamme gialle a conclusione di un’articolata attività di indagine delegata dalla Procura della Repubblica aquilana e d coordinata dal sostituto procuratore Stefano Gallo.
Il meccanismo fraudolento, che ha fatto scattare a carico dell’imprenditore la denuncia per truffa aggravata e mendacio bancario, sarebbe stato finalizzato a ottenere liquidità dall’istituto di credito, presentando ricevute bancarie nell’ambito di un contratto di affidamento mediante anticipazione stipulato con una filiale di Paganica. L’accreditamento illecito delle somme, secondo quanto riscontrato dai finanzieri, era ottenuto dall’azienda in questione tramite documentazione irregolare o riferita a somme che non sarebbero state recuperate dalla banca danneggiata. In pratica, la società creditrice presentava all’istituto fatture emesse e, ottenuto l’anticipo di liquidità, ne dirottava il pagamento, prima della scadenza, verso conti correnti accesi in altre banche. In questo caso, insomma, l’incasso per l’azienda era doppio. Da una parte otteneva il pagamento diretto delle fatture e dall’altra otteneva l’anticipo, dalla banca raggirata, per quelle stesse fatturazioni da liquidare.
Il modus operandi da cui è scaturita la denuncia viene descritto nei dettagli dalla guardia di finanza. All’istituto di credito danneggiato venivano presentate ricevute bancarie relative a titoli non esigibili. In sostanza la banca anticipava liquidità per fatture che erano state già saldate mediante compensazione. C’era però un altro sistema fraudolento scoperto dalle fiamme gialle. Alla stessa banca venivano infatti trasmesse per lo sconto ricevute senza alcun titolo di credito a supporto o che riportavano estremi di documenti fiscali inesistenti. Questa condotta, nello specifico, ha portato all’ipotesi di reato di mendacio bancario punito dall’articolo 137 del Testo unico bancario. L’indagine, che ha richiesto oltre all’esame della documentazione contabile, accertamenti nelle banche, testimonianze e verifiche dirette nelle aziende coinvolte, ha consentito cosi di quantificare in oltre due milioni di euro la somma ottenuta illecitamente dall’impresa tramite l’istituto di credito danneggiato dalla condotta fraudolenta. (g.d.m.)
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