Turista Usa stuprata, condannati in tre

Nove anni complessivi in Appello ai giovani imputati: la ragazzina fatta ubriacare con la vodka e trascinata in una cava
AVEZZANO. Erano accusati di avere abusato sessualmente, dopo una notte a base di alcol, una turista italo-americana in vacanza nella Marsica. Per tale motivo sono stati condannati a tre anni di carcere ciascuno. Si tratta di P.C., V.M. e Q.F., tutti di San Benedetto dei Marsi, che dovevano rispondere davanti alla Corte d’Appello per i minorenni dell’Aquila di violenza sessuale e di lesioni. All’epoca dei fatti due avevano 16 anni e uno 15.
Un quarto giovane, allora maggiorenne, fu prosciolto dal tribunale ordinario poiché non era presente al momento dello stupro.
Secondo la procura generale sarebbero state fornite nel corso del processo false testimonianze a difesa degli accusati. Al riguardo gli atti potrebbero essere trasmessi in Procura per indagini più approfondite. I fatti risalgono all’estate del 2011 quando la giovane americana era arrivata a San Benedetto dei Marsi per stare qualche settimana con i nonni. Alla villa comunale del paese, accompagnata da una cugina, aveva conosciuto i tre. Tutti avevano cominciato a bere vodka. Poi, con una bottiglia in mano, si erano allontanati, prima verso un locale e successivamente in campagna. Nei pressi di una cava, stando al racconto della turista minorenne, è cominciata la violenza. «Mi hanno buttata a terra», aveva denunciato la giovane straniera, «mi hanno tolto la maglia e il reggiseno, poi mi hanno costretta ad avere rapporti sessuali. Cercavo di rifiutarmi ma loro mi davano calci alle gambe». Alla fine i tre l’avrebbero riaccompagnata a casa. Il giorno successivo, la giovane avrebbe raccontato a uno zio quello che era successo: da qui la denuncia, l’inizio delle indagini, il processo e la condanna dell’altro giorno. I tre minorenni erano stati condannai a 4 anni di carcere dal giudice del Tribunale dei minori dell’Aquila. La ragazza aveva confermato in una videoconferenza con gli Stati Uniti le accuse nei confronti dei tre stupratori. Il difensore dei tre, l’avvocato Pasquale Milo, aveva fatto ricorso in Appello dove è arrivata una condanna più leggera. Il quarto accusato era stato prosciolto in primo grado perché non andò mai alla cava. Si trovava in una casa dove era stata riportata la ragazza ma il giovane era rimasto sempre in compagnia della sua fidanzata. Per tale motivo il proscioglimento, scattato anche perché la ragazza non aveva fatto menzione, nella deposizione, del quarto giovane. Il giovane era accusato di averla palpeggiata mentre la turista cercava di rialzarsi, in un evidente stato confusionale provocato dall’alcol. Accuse cadute davanti al gup, così come era stato durante un incidente probatorio avvenuto in videoconferenza con gli Stati Uniti. La ragazza, assistita dall’avvocato Angelo Raglione, aveva confermato le accuse ai tre minorenni, ma non aveva fatto cenno al maggiorenne. (p.g.)
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