Turni duri e pochi riposi Protesta alla Marelli

I dipendenti richiedono l’intervento del Tribunale per i diritti del malato «Molti hanno accusato dei malesseri, vogliamo incontrare l’azienda»
SULMONA. Un gruppo di lavoratori della Magneti Marelli si è rivolta al Tribunale per i diritti del malato lamentando turni di lavoro troppo duri e mancato rispetto dei riposi settimanali. Un disagio che – a detta delle tute blu – starebbe provocando problemi di salute e disturbi vari. Da qui la decisione di Catia Puglielli, referente dell’area legale del Tdm, di scrivere una lettera ai vertici della fabbrica più grande del territorio per chiedere un incontro e andare a fondo alla vicenda. «I dipendenti lavorano anche per sei giorni consecutivi», denuncia Puglielli, «un sistema che va rivisto dopo il diniego arrivato dalla Corte Costituzionale. Abbiamo avuto contezza che questi turni di lavoro hanno già provocato dei malesseri. Non pochi lavoratori si sono messi in malattia. Da qui la nostra richiesta di incontro per controllare la giusta applicazione delle norme. La nostra premura è anche quella di verificare se il lavoro danneggia o meno la salute dei dipendenti». Va comunque ricordato che dall’ottobre scorso sono scattati i nuovi turni sul modello americano nell’azienda sulmonese. La rivoluzione d’oltreoceano nel gruppo Fca (Fiat Chrysler Automobiles) prevede l’inserimento dei sabati e delle domeniche all’interno dei giorni lavorativi, che porta la settimana dai 15 turni canonici ai minimo 18 o massimo 20. Più lavoro per le tute blu sulmonesi con aumenti in busta paga, con la domenica che viene calcolata come un giorno festivo, con la maggiorazione che ne consegue sullo stipendio. Questo perché, in base alla nuova organizzazione aziendale, si lavora di mattina, pomeriggio e notte non più soltanto dal lunedì al venerdì (dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e dalle 22 alle 6), ma anche il sabato e la domenica, con due giorni di riposo a settimana non sempre consecutivi. In particolare, dopo sei giorni di mattina, si finisce di lavorare alle 14 del sabato e si ricomincia con la notte alle 22 della domenica. Tempi troppo ravvicinati per sindacati e lavoratori che nei mesi scorsi hanno fatto scattare assemblee-sciopero. I volumi produttivi in aumento, però, hanno consentito di abbattere la cassa integrazione per 88 operai sui 150 in stop forzato da anni. Nello stesso tempo, la produzione in aumento non consente l’uscita dai contratti di solidarietà avviati lo scorso aprile per un anno su tutti i 636 lavoratori, dopo i circa 200 esuberi annunciati.
Federica Pantano
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