Tutela degli orsi, chiuse le vasche killer

Trenta quelle censite e messe in sicurezza: utilizzate dagli allevatori per raccogliere acqua e far abbeverare il bestiame
PESCASSEROLI. Individuate e messe in sicurezza trenta vasche d’accumulo d’acqua nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le infrastrutture di alta montagna, utilizzate per lo più dagli allevatori per far abbeverare gli animali, sono state censite e messe in sicurezza per evitare che esemplari della fauna selvatica potessero caderci dentro come già avvenuto in passato. Proprio a seguito dell’incidente avvenuto nel 2018, quando in una di quelle vasche annegarono una mamma orsa e due cuccioli, l’Ente si è messo al lavoro avviando un percorso di censimento e bonifica delle potenziali situazioni di rischio per l’orso e per gli altri selvatici. «Le strutture censite e identificate come pericolose sono in tutto 30 di cui 24 su terreni comunali e sei su aree private», ha spiegato il Parco presieduto da Giovanni Cannata. «Le strutture pericolose sono state individuate attraverso un processo di coinvolgimento dei portatori di interesse, i soggetti che dovevano e potevano provvedere a una loro definitiva messa in sicurezza. La gran parte degli interventi è stata eseguita tra il 2019 e il 2020». Nel corso del 2021 sono state messe in sicurezza da associazioni e Comuni del territorio 20 strutture che rappresentavano un rischio per la fauna selvatica. Il Parco, invece, ha provveduto alla realizzazione dell’intervento più impegnativo e consistente, sia da un punto di vista economico, sia della sicurezza, sistemando tre cisterne estremamente pericolose nel territorio comunale di Collelongo in località Pozzo delle Vacche, Pozzo di Sante e Fontignano, all’interno dell’area contigua, in una zona frequentata dalla fauna selvatica e dove in passato sono caduti anche animali domestici. «Per due delle restanti dieci strutture pericolose i lavori, a opera dei Comuni di Pescosolido e Alvito, sono in procinto di iniziare», hanno concluso dal Parco, «nelle altre otto la responsabilità rimane in capo all’Enel in tre casi – due vasche a Pizzone e una a Picinisco – a soggetti privati o ad altri Comuni che saranno sollecitati a provvedere. Il Parco continuerà il monitoraggio delle strutture e del territorio, per verificare che le misure di protezione implementate restino funzionanti».
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