Uccise l’orso, condannato a risarcire

Ribaltato il verdetto di primo grado: l’imputato dovrà pagare i danni al Parco nazionale e alle associazioni ambientaliste
PETTORANO SUL GIZIO. Non è punibile per quanto riguarda l’aspetto penale ma dovrà sborsare un maxi risarcimento alle parti civili. Si è chiuso con un tremendo colpo al portafogli dell’imputato la vicenda legata all’uccisione a colpi di fucile di un orso bruno marsicano nelle campagne di Pettorano sul Gizio. La Corte d’Appello dell’Aquila alla quale aveva fatto ricorso il Procuratore Generale dell’Aquila dopo la sentenza di assoluzione emessa nel processo di primo grado è stata parzialmente riformata nel giudizio d’Appello.
DANNI DA PAGARE. Il ricorso della Procura di Sulmona è stato dichiarato inammissibile mentre Antonio Centofanti, l’ex dipendente dell’Anas dovrà mettere mano al portafogli e tirare fuori parecchi euro a titolo di risarcimento delle parti civili che sono: Lav-Lega Anti Vivisezione, Pro Natura Abruzzo, Salviamo l’Orso e Pnalm. Per ognuna di esse Centofanti dovrà pagare 1200 euro per il primo grado di giudizio e 2100 euro per il secondo unitamente a 1200 euro (primo grado) e 1300 euro (secondo grado) nei confronti dell’associazione Wwf. Inoltre sempre alle parti civili sono stati riconosciuti 3000 euro a titolo di provvisionale e il risarcimento da calcolarsi in sede civile.
I COMMENTI. «Una sentenza storica; l’Abruzzo dà una lezione di civiltà»: viene accolta così da ambientalisti e animalisti la sentenza la cui particolarità sta nel fatto che non viene riconosciuta alcuna giustificazione a coloro che uccidono un animale selvatico che sta cercando del cibo. Decisive sono state le testimonianze del medico veterinario che effettuò l’autopsia sull’animale e di un perito balistico. Il procedimento di primo grado, conclusosi presso il tribunale di Sulmona il 10 aprile 2018, aveva chiarito che l’animale, “reo” di aver predato alcune galline di proprietà dell’operaio di Pettorano, era stato colpito a morte dai colpi esplosi da un fucile da caccia utilizzato dal pensionato, che però è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. A seguito dell’assoluzione, il procuratore generale dell’Aquila aveva però proposto appello contro la sentenza, ritenendo che gli elementi acquisiti nel corso del procedimento apparivano «congrui nel dimostrare la piena responsabilità dell’imputato, sia sotto il profilo materiale che psicologico, senza possibilità di logica lettura alternativa degli stessi». «Dopo più di 35 anni e dopo decine di orsi uccisi senza averne scoperto i responsabili quella di oggi è una sentenza storica. Le sanzioni sono troppo lievi? Sicuramente , ma è il primo passo per rendere questo Paese un poco più civile e rammentare a tutti che la legge va rispettata», commentano alla onlus Salviamo l'orso. Il riferimento è anche a quanto è avvenuto e sta avvenendo invece al Nord dove era stata data l'autorizzazione a sparare agli orsi. Il processo ha chiarito definitivamente che l’animale, "colpevole" di aver predato alcune galline, è stato colpito a morte dai colpi esplosi da un fucile da caccia utilizzato da un allevatore. «Nell’attesa di leggere le motivazioni della sentenza, esprimiamo grande soddisfazione per questo risultato, perché fissa il principio per cui la giustizia ‘fai da te’ non è ammissibile in nessun caso e che l’uccisione di un animale particolarmente protetto, anche a livello europeo dalla Direttiva Habitat, come l’orso, costituisce un vero e proprio atto illegittimo oltre che contro ogni logica ambientale!», commentano al Wwf e Massimo Vitturi, responsabile Lav Area animali selvatici che come parti civili ammesse nel procedimento, chiesero e ottennero che fossero ascoltati il medico veterinario e il perito balistico. «Dal 2014 molte cose sono cambiate a Pettorano ed in tanti paesi dell’Abruzzo grazie alle azioni messe in campo da Enti e associazioni di volontariato», sottolineano le associazioni ambientaliste che avevano impugnato la sentenza, «convivere con l’orso se vi è la volontà si può, i mezzi ci sono e chi ne usufruisce oggi ci ringrazia e ne guadagna tutta l’immagine della nostra regione».
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