Udine, Bearzi torna in libertà: passerà il Natale a casa

Lo ha deciso il giudice di sorveglianza che lo affida ai servizi sociali. Il preside: sono contentissimo di riabbracciare la mia famiglia, grazie a tutti
L’AQUILA. Dopo un mese e venti giorni di detenzione nel carcere di Udine è tornato libero l’ex preside del Convitto nazionale, Livio Bearzi, condannato dalla Cassazione a 4 anni per la morte di tre minorenni che erano ospitati nella scuola e rimasero uccisi sotto le macerie la notte del 6 aprile 2009. In quella drammatica data persero la vita Luigi Cellini, 15 anni, di Trasacco, Ondreiy Nouzovsky, 17 e Marta Zelena, 16, entrambi della Repubblica Ceca.
Al preside Bearzi, che passerà il Natale in famiglia, vennero contestate la mancata ristrutturazione del vecchio edificio (costruito nell’Ottocento), l’assenza di un piano per la sicurezza oltre alla mancata evacuazione.
«Sono contentissimo di riabbracciare la mia famiglia. Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto durante questo periodo, manifestandomi la loro solidarietà, soprattutto la città dell’Aquila e i familiari delle vittime». Queste le prime parole pronunciate dal preside dopo la sua scarcerazione e rese note dal suo avvocato Stefano Buonocore.
«Sono molto felice che il magistrato abbia accolto la nostra istanza, riconoscendo al preside Bearzi, sin da subito, una misura alternativa alla detenzione, consentendogli così di riabbracciare la sua famiglia. Il provvedimento, naturalmente, è provvisorio, adesso attendiamo l’udienza di aprile davanti al Tribunale di sorveglianza di Trieste», ha aggiunto il legale, «in quella sede l’affidamento in prova ai servizi sociali potrà essere concesso stabilmente. Pur nell’attesa della decisione finale non possiamo nascondere la nostra soddisfazione». Bearzi, più in particolare, deve scontare 4 anni per una condanna per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose con pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
A favore della scarcerazione di Bearzi c’era stata una mobilitazione della società civile come pure di molti esponenti politici: ventuno senatori di vari gruppi parlamentari hanno sottoscritto l’appello per la grazia al presidente della Repubblica che attende ancora una risposta.
L’appello è stato presentato dalla senatrice ed ex collega di Bearzi, Laura Fasiolo, e dalla senatrice Stefania Pezzopane. È stato sottoscritto anche da personaggi politici molto noti tra i quali Sergio Zavoli, Giorgio Tonini, Debora Serracchiani, Pietro Ichino, Carlo Giovanardi.
Nei giorni scorsi c’era stato anche un accorato intervento in difesa del dirigente scolastico, da parte di un collega, il preside aquilano, Antonio Lattanzi.
«Ho incontrato Livio la mattina del 6 aprile 2009 davanti al Convitto Nazionale», ha scritto Lattanzi in una petizione che prende le sue difese, «era sconvolto, aveva già il sospetto che il terremoto aveva portato via la vita ad alcuni studenti, non si dava pace e, sono certo, quella pace non troverà mai. Come dirigenti scolastici siamo chiamati ad un compito improbo, quello di tutelare tutte le persone che accedono nei nostri istituti senza avere strumenti normativi ed economici per mettere in sicurezza gli edifici scolastici. Nessun dirigente scolastico aveva disposto la chiusura delle proprie scuole, nessun organismo preposto aveva dato indicazioni in tal senso. Anzi, in taluni casi, vi erano state delle rassicurazioni sulla non pericolosità della serie continua di scosse antecedenti a quella terribile del 6 aprile 2009. Non entro nel merito delle decisioni della magistratura ma, forse, appare una pena troppo dura per una persona incensurata, di grande qualità umana e professionale, trovatasi al posto sbagliato al momento sbagliato». Una posizione a sostegno di Bearzi era stata assunta anche da Ilio Leonio, ex preside del Liceo Classico di Avezzano. Il dirigente scolastico, nel corso dei processi di primo e secondo grado, tenne una linea difensiva poggiata sue due elementi: non aveva alcun potere di chiudere la scuola, visto che può farlo solo il sindaco, e tantomeno poteva far uscire tre minorenni nessuno dei quali aveva genitori all’Aquila. Inoltre disse anche di essere stato rassicurato dagli ex componenti della Commissione Grandi Rischi in occasione della riunione del 31 marzo 2009. In proposito, tramite il suo avvocato Paolo Enrico Guidobaldi, che lo ha difeso nei processi aquilani, chiese di costituirsi parte civile nel processo contro gli scienziati ma senza alcun risultato. Bearzi, tra l’altro, stava trascorrendo la notte insieme agli studenti poi deceduti, ma rimase miracolosamente illeso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

