Uilm: no ai contratti di solidarietà
Il sindacato chiede all’azienda la riattivazione dello smart working
AVEZZANO. La Uilm boccia il ritorno ai contratti di solidarietà e chiede a LFoundry di riattivare lo smart working. Si torna a discutere nell’azienda marsicana sull’assetto lavorativo dei prossimi mesi. Martedì, durante un vertice tra l’amministratore delegato Maurizio D’Antiochia e le organizzazioni sindacali, è stato ribadito che l’azienda è pronta per la fase di lancio post-coronavirus ma resta il problema del 20% delle ore lavorate in eccesso da gestire già da giugno. Proprio per questo D’Antiochia e gli altri manager presenti hanno proposto di tornare dal prossimo mese, quando terminerà la cassa integrazione “Cura Italia”, ai contratti di solidarietà. Il sindacato, nell’ottica di tutelare i 1.500 dipendenti della seconda azienda più grande della provincia, ha subito messo le mani davanti chiedendo di avviare una fase di confronto.
«La Uilm ha espresso la sua forte contrarietà all’ipotesi di ripresa del contratto di solidarietà», ha spiegato la segreteria provinciale guidata da Angelo Gallotti, «essendo venute meno una serie di ragioni per cui era stato sottoscritto e avendo la situazione emergenziale del Covid contaminato alcune valutazioni non vi è motivo per cui i lavoratori, già da 18 mesi con questo contratto, debbano continuare a sacrificarsi». La Uilm-Uil, inoltre, ha ribadito che la sicurezza dei lavoratori viene prima di tutto e per questo «invita la direzione aziendale a rinviare l’inizio del progressivo rientro a una fase successiva in cui siano stati completati i lavori di spostamento e ampliamento della superficie della struttura».
Per Gallotti e i suoi, «distanze con l’azienda sono emerse anche nell’applicazione dell’accordo ferie, la cui programmazione per l’anno in corso è stata continuamente rinviata dall’azienda. Ribadiamo la necessità di rivedere le regole nell’ottica di una conciliazione vita-lavoro». (e.b.)
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