Ultimatum degli hacker alla Asl E l’emergenza finisce in Senato

6 Maggio 2023

È allarme sui dati: gli esperti confermano la diffusione di un referto medico con la richiesta di riscatto Sistemi informatici ancora bloccati. Fina chiama in causa il ministro Schillaci: situazione molto grave

L’AQUILA. Il referto di un’ecografia, con tanto di nome della paziente, diffusa online: è la prima vera mossa pubblica dei pirati informatici che hanno messo sotto assedio la Asl aquilana, per far capire che fanno sul serio nel chiedere un riscatto all’azienda sanitaria. In altre parole: è un ultimatum. Che era già stato anticipato da un avvertimento: i pirati informatici del gruppo “Monti”, nel rivendicare l’attacco “ramsoware”, avevano già parlato di 522 gigabyte di documenti prelevati dall’archivio digitale e minacciato direttamente di diffondere dati sui sieropositivi della provincia. Mentre la polizia postale indaga, è la rete internazionale di piattaforme web di esperti di cybersicurezza a confermare la diffusione del documento, avvalorando l’allarme sui dati sensibili lanciato dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Giorgio Fedele.
Nella sua battaglia per salvare i dati e sbloccare i sistemi informatici in tilt, la Asl, oltre che dagli agenti della Postale, è affiancata anche da una task force arrivata da Roma. E pure dalla Regione, che sta fornendo supporto e collaborazione attraverso il servizio Sanità digitale, con i tecnici e il dirigente Camillo Odio. Ieri si è tenuto un altro vertice all’Aquila, ma si lavora «senza soluzione di continuità». La Asl, nel frattempo, resta in silenzio.
DISAGI SENZA FINE
Questo, mentre sembra ancora senza fine l’altra emergenza, quella più visibile: i disagi nelle strutture sanitarie, cominciati alle 4 del mattino di mercoledì, quando si è scoperto l’attacco hacker. Dall’ospedale dell’Aquila a quelli di Avezzano, Sulmona, Castel di Sangro, Pescina e Tagliacozzo, passando per i distretti sanitari e gli ambulatori: il blocco dei sistemi informatici produce il ritorno al cartaceo e di conseguenza code, rinvii e disservizi, che colpiscono soprattutto prenotazioni al Cup, esami e visite specialistiche. Tanto che giovedì la Asl ha rotto il silenzio con un avviso che segnalava lo stop alle visite dermatologiche prenotate per controlli nevi e per l’ambulatorio melanoma. «Siamo inondati di telefonate degli utenti e come noi lo sono gli stessi operatori della Asl: in particolare, segnalo i disagi dei pazienti con l’assistenza domiciliare dell’Adi che dovevano ritirare i codici per gli esami», spiega Catia Puglielli del Tribunale del Malato, continuando: «È chiaro la Asl si trova in una situazione di forte difficoltà. Non essendo la prima volta che accade un attacco del genere, forse andava rafforzato il sistema di sicurezza informatica. Ma ora bisogna pensare all’emergenza, sperando che la situazione si risolva il primo possibile.
IL CASO IN PARLAMENTO
E ora il caso finisce in Parlamento. Ce lo porta il senatore abruzzese del Partito democratico Michele Fina, attraverso una interrogazione al ministro Orazio Schillaci. «Da giorni la Asl è alle prese con un attacco hacker che ha determinato il completo blocco dei servizi informatici con drammatiche ricadute su tutto il sistema sanitario del territorio», scrive, continuando: «Si registrano pesanti ripercussioni sull'attività medica e sui servizi ospedalieri e dei distretti. Gli operatori si trovano costretti a riportare con carta e penna ricoveri ed esami generando ritardi e disagi. Una situazione che pagheremo a lungo, visto che quando saranno ripristinati i servizi serviranno settimane per catalogare i dati mancanti. A questo si aggiunge il caso dei dati sottratti con informazioni sensibili di grande delicatezza. Una vicenda molto grave che è un vero e proprio caso nazionale e sul quale il silenzio della Regione è imbarazzante. Per questo sto presentando un’interrogazione al ministro della Sanità al fine di conoscere con urgenza quali azioni sono state attivate per porre rimedio alla situazione, quali e quanti i dati sensibili trafugati e quali risorse possono essere subito impiegate per mettere in sicurezza sistemi evidentemente vulnerabili e obsoleti».
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