Un addio tra i ricordi per Emilio Ibi

Storia di sofferenza e riscatto. La bara avvolta nella bandiera dell’Aquila rugby
L’AQUILA. «Nella nostra dignitosa povertà, eravamo una famiglia felice». È il momento dell’omelia durante la messa funebre celebrata nella chiesa di San Francesco a Pettino per Emilio Ibi, ex presidente dell’Aquila rugby ed ex assessore del Comune dell’Aquila, morto all’età di 88 anni. Sul pulpito, davanti alla bara coperta da una grande bandiera neroverde, sale il fratello Umberto. È un francescano, indossa gli abiti sacri, e racconta una storia di guerra che vede protagonista, nel lontano 1944, il bambino Emilio Ibi. «Giocavamo, eravamo felici. Poi un giorno tutto è cambiato. Emilio avrà avuto nove anni, era insieme al padre quando incontrò i soldati tedeschi: scappa, che quelli sparano pure a te. Ed Emilio è scappato via, non prima di aver visto in volto il soldato che gli ha ucciso il padre». Una piccola storia di guerra, di quelle che non si trovano sui libri. Ma quell’evento segnò la vita di tutta la famiglia Ibi. Il sacerdote parla di povertà nera che quell’evento tragico causò alla famiglia. Dei cinque ragazzi rimasti orfani, ricorda il sacerdote, alcuni furono adottati dagli zii, «io finii in un collegio per orfani di guerra». Tutti riuscirono a studiare, e il piccolo Emilio diventò l’uomo che oggi tutti rimpiangono. Della morte di Italo, classe 1901, il capostipite, si trova una stringata scheda sugli eccidi nazisti della seconda guerra mondiale. C’è il nome della vittima, Italo, classe 1901, di Gerardo. C’è la data, 12 giugno 1944. C’è la modalità: arma da fuoco. Non racconta il dramma che quella famiglia dovette sopportare da quel momento in poi. Danni collaterali, li chiameremmo oggi, parlando delle vittime innocenti della guerra. E probabilmente il ricordo di quella tragedia ha spinto Emilio Ibi nella sua passione per la politica e per lo sport. «Lo chiamavano caricatore perché pur essendo piccolo di statura, ma robusto, non aveva paura di nessuno», ricorda Umberto Ibi dal pulpito, «e ogni avversario doveva indietreggiare».
«Emilio è stato consigliere comunale dell’Aquila per più legislature a cavallo fra la fine degli anni sessanta e settanta», scrive in un messaggio un altro politico aquilano, Tonino De Paolis, «è stato anche assessore ai Lavori pubblici. Si deve al suo lavoro la prima programmazione e realizzazione di interventi nella periferia e nelle frazioni, reti fognanti e illuminazione pubblica. Emilio faceva parte di quella tradizione del socialismo aquilano che tanto ha contribuito alla crescita sociale ed economica del comprensorio».

