Un anno fa moriva l’avvocato Cecchini Una vita per i deboli

Penalista e giornalista, conobbe il Nobel Garcia Marquez Principe del Foro, dal caso Perruzza al processo Grandi rischi
L’AQUILA. Il 5 gennaio 2021, un anno fa, la città piangeva la morte dell’avvocato e giornalista Attilio Cecchini. Aveva 95 anni, ma fino all’ultimo aveva esercitato la sua attività da “principe del Foro” come da tutti, unanimemente, riconosciuto.
CHI ERA
Cecchini aveva coltivato, sin da giovane, la passione per il giornalismo. In Venezuela, dove era emigrato nel 1950, aveva fondato, con l’amico e conterraneo Gaetano Bafile, “La Voce d’Italia”. Dall’America Latina aveva raccontato, firmandosi con uno pseudonimo, sulle pagine di “Paese Sera”, le crudeltà della dittatura venezuelana.
cecchini giornalista
Il Premio Nobel per la letteratura, Gabriel Garcia Marquez, lo ricordò in un capitolo del libro “Un giornalista felice e sconosciuto” ( Feltrinelli, 1974). Per la sua attività di giornalista, l’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, nel 2018, in occasione del “Premio Polidoro”, gli aveva conferito il premio alla carriera e l’iscrizione ad honorem, nell’elenco dei professionisti.
VERITà E GIUSTIZIA
La biografia di Attilio Cecchini è il romanzo del Novecento. Un secolo durante il quale “don Attilio” ha percorso a testa alta le strade che la vita gli ha messo di fronte, senza mai accettare compromessi, rischiando di persona e con un obiettivo sempre ben chiaro: perseguire la verità e affermare la giustizia. Lo ha fatto difendendo fino allo stremo delle forze – e delle possibilità che la legge gli ha messo a disposizione – un muratore (Michele Perruzza) accusato di un crimine orrendo ma che lui riteneva innocente. Lo ha fatto durante il processo cosiddetto Grandi Rischi sul post-terremoto del 2009. Lo ha fatto ogni volta che è stato chiamato a essere “parte” in un’aula di tribunale. Durante le sue arringhe non volava una mosca: voce corposa, argomenti messi in fila con una chiarezza estrema, duro senza mai eccedere, rispettoso sempre di tutti.
il ricordo
Il sindaco Pierluigi Biondi così scrisse un anno fa: «Oggi la città dell’Aquila perde uno dei suoi figli più cari. L’avvocato Attilio Cecchini era apprezzato e stimato per le sue doti umane e professionali. Vero e proprio principe del Foro, ha legato il suo nome alla storia del capoluogo d’Abruzzo. La primavera scorsa aveva compiuto 95 anni, sempre in piena attività, instancabile e appassionato. Come avvocato aveva legato il suo nome ad alcuni dei più noti processi dell’ultimo trentennio, con una vasta eco mediatica. Agli inizi degli anni Novanta era stato tra i protagonisti di una lunga epopea giudiziaria legata agli arresti eccellenti, che colpirono il cuore della politica abruzzese, riportando clamorosi successi nella sua difesa, condotta con formidabile competenza ed eccezionale intuito”. È già passato un anno dalla sua scomparsa. A causa del Covid non sono state tante le occasioni per ricordarlo. Ma gli aquilani non l’hanno dimenticato.
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