Un anziano ottiene l’indennità dopo morto

17 Luglio 2021

Il tribunale gli riconosce il diritto all’accompagnamento, ma la decisione arriva quando è troppo tardi

SULMONA . Mesi e mesi di lotta per vedersi riconosciuta l’indennità di accompagnamento, tanto che si era dovuto rivolgere al tribunale per far valere il suo diritto. Ma quando finalmente il giudice gli ha dato ragione lui era ormai morto. Una storia simile a quella che stanno vivendo centinaia di persone e che ha visto protagonista un anziano di Sulmona. L’uomo non riusciva a camminare correttamente ed era affetto da demenza senile, patologie altamente invalidanti che lo avevano spinto insieme ai suoi parenti, a rivolgersi all’Inps per chiedere l’indennità di accompagnamento. Richiesta che a detta dei medici era sacrosanta. Eppure, davanti a una situazione clinica evidente, la commissione medico-legale dell’Inps avrebbe ritenuto che le sue condizioni non risultavano tanto gravi da garantirgli l’indennità. Nella convinzione che avesse subìto un torto, l’uomo si è rivolto all’avvocato Catia Puglielli, che ha impugnato il verbale della commissione dell’Inps, incardinando la causa davanti al tribunale civile. E questa volta il giudice gli ha dato ragione anche grazie alla relazione di un perito nominato appositamente per esaminare le condizioni e la cartella clinica dell’anziano. L’indennità di accompagnamento è quindi arrivata, ma poco prima di poterla finalmente ricevere l’anziano è deceduto. «Abbiamo notato che la valutazione delle commissioni risulta troppo rigida rispetto al reale bisogno di buona parte delle persone anziane che senza l’aiuto dei propri cari non può gestire autonomamente la propria vita», afferma l’avvocato Puglielli, «ancora una volta è toccato al tribunale rimettere le cose a posto, riconoscendo in giudizio quello che invece era un diritto sacrosanto di una persona chiaramente invalida che purtroppo, non ha avuto il tempo di conoscere l’esito del ricorso. Anche se le somme che gli sono state ingiustamente negate verranno trasferite agli eredi costituiti in giudizio. Resta l’amaro in bocca per una vicenda che per l’ennesima volta vede al centro una persona bisognevole non compresa dall’istituzione». Secondo Puglielli sarebbero numerosi i casi analoghi a quello appena descritto, con anziani invalidi che non possono stare da soli, costretti a rivolgersi alla giustizia per ottenere ciò che è loro negato. (c.l.)
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