Un capolavoro di Saturnino Gatti torna al Munda dopo il restauro

La Madonna del Rosario, datata 1511, è tra le opere più rappresentative del Rinascimento aquilano Il museo organizzerà una giornata di studi per illustrare la complessità del lavoro effettuato
L’AQUILA. Miracolosamente intatta, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, è stata restaurata e tornerà nelle stanze del Munda (museo nazionale d’Abruzzo), nella zona delle 99 Cannelle, la tela che raffigura la Madonna del Rosario di Saturnino Gatti.
IL DIPINTO
Tra le opere più rappresentative del Rinascimento aquilano, il dipinto su tavola di circa 5 metri quadrati porta su di sé le ferite di antichi eventi traumatici che ne hanno compromesso la superficie pittorica. La Madonna del Rosario risale al 1511 circa e venne realizzata per la chiesa di San Domenico all’Aquila.
IL RESTAURO
Il restauro, voluto e finanziato dallo stesso museo, è stato diretto da Federica Zalabra e Giulia Vendittozzi e ha previsto una campagna di indagini diagnostiche effettuate da Stefano Ridolfi e Ilaria Carocci di Ars mensurae, finalizzate alla conoscenza della tecnica di Saturnino. Il restauro conservativo è stato condotto da Roberto Saccuman per il supporto, per la parte pittorica da Elena Mercanti e Paola Mancini, socie della coop Cbc.
LE DIFFICOLTÀ
«La difficoltà, dovuta alla complessità di un’opera in cui si sono individuati almeno sei interventi di restauro, è consistita nel coniugare lo stato conservativo all’esigenza estetica facendo emergere in tutta la sua bellezza la mano e la tavolozza stupefacente di Saturnino», spiega il Munda in una nota. «La pittura di questo artista è preceduta da un disegno a pennello che descrive anche i più minuti particolari, spesso rinforzato da un segno d’incisione che si sovrappone al disegno. I colori intensi e vivaci suggeriscono una tavolozza variegata e ricca nella tipologia dei pigmenti impiegati. Non sono da meno le dorature applicate a guazzo e a missione presenti in tutte le raffigurazioni della composizione. La scelta condivisa dalla direzione dei lavori di rimuovere ciò che nascondeva tale maestria ha richiesto una gradualità d’intervento».
UNA GIORNATa DI STUDI
Il museo, nel ricco programma di eventi e appuntamenti dell’estate, organizzerà una giornata di studi per presentare il restauro e le indagini effettuate. Per il momento l’opera è tornata visibile al pubblico nella sede di borgo Rivera e sarà possibile ammirarla dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30, ultimo ingresso alle 19. La tela sarà esposta nella sala, dedicata al Cinquecento, in cui emerge l’originalissima personalità di Saturnino Gatti, recentemente riconosciuto tra le figure di primo piano del Rinascimento italiano. Di questo artista il museo espone due dipinti su tavola (Madonna degli Angeli, 1505; Madonna del Rosario, 1511) e diverse sculture in terracotta (Presepe di Tione e Sant’Antonio Abate, 1512), salvate dal terremoto e mirabilmente restaurate.
SATURNINO GATTI
L’opera recentemente restaura è attribuita a uno dei più grandi artisti abruzzesi, Saturnino Gatti, nato nel 1463 nell’attuale zona di San Vittorino e formatosi nella scuola di un altro maestro locale, Silvestro dall’Aquila, da cui ha appreso inizialmente l’arte scultorea, collaborando nella realizzazione di un San Sebastiano ligneo, ora conservato al Munda. La sua intraprendenza gli consente di muoversi prima verso Roma, poi verso la Firenze di Lorenzo il Magnifico. Dopo i lavori della maturità (ciclo di affreschi alla chiesa di San Panfilo di Villagrande di Tornimparte), sul finire del XV secolo maturò uno stile vicino a Piermatteo d’Amelia e Antoniazzo Romano. Il suo capolavoro di questo periodo è proprio la Pala del Rosario, del 1511. Come scultore l’opera più rappresentativa è il Sant’Antonio Abate, originariamente situato nella chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione degli Abruzzi. Dagli anni Venti anche quest’opera è esposta al Munda. Ridotta dal sisma del 2009 in 800 frammenti, è stata sottoposta tra il 2014 e il 2017 a un restauro certosino che ne ha permesso la “rinascita”.
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