«Un centro multiculturale per parlare di religioni»

L’AQUILA. «Pace sia con voi» questo è significato del saluto musulmano As-salamu alaykum, quello da noi conosciuto come «Salam». È da qui che parte la spiegazione di quanto l’Islam sia ben lontano...
L’AQUILA. «Pace sia con voi» questo è significato del saluto musulmano As-salamu alaykum, quello da noi conosciuto come «Salam». È da qui che parte la spiegazione di quanto l’Islam sia ben lontano da quei terroristi che hanno fatto strage a Parigi. Lo hanno voluto spiegare nell’incontro «Islam, Islamofobia e libertà» alcuni musulmani residenti in città, Chafiq Azizi, del centro islamico cittadino, il consigliere comunale straniero Gamal Bouchaib con Fabio Carosone del comitato 3e32. «Questo è uno degli incontri che organizziamo già da due mesi, e abbiamo voluto dargli questo nome alla luce di quei fatti drammatici che rischiano oggi di creare una vera islamofobia», ha spiegato Carosone. «E poi, parlando di libertà, vorremmo che all’Aquila fosse concesso di creare un luogo multiculturale in un palazzo del centro». L’incontro ha sottolineato come l’Islam non sia affatto una religione violenta. «Quello che i terroristi volevano», ha detto il consigliere Bouchaib, «era creare l’equazione Islam uguale terrorismo, se si cade in questa trappola si arriva allo scontro di civiltà. Invece il nostro obiettivo deve essere l’incontro. All’Aquila, per esempio, da anni si cerca di avere un luogo di culto. La nostra città è chiusa, ma generosa, però nessuno si interessa a noi. Lo fece padre Quirino concedendoci di pregare a San Bernardino in piazza d’Armi durante il Ramadan. Ci autogestimmo con responsabilità, con uno statuto, senza creare problemi, ma poi nulla è accaduto. Dare diritti non significa toglierli a chi li ha. In una città sempre più impoverita com’è L’Aquila, il rischio è la guerra tra poveri, mentre in città ci sono 98 comunità di stranieri che sarebbe giusto conoscere». I musulmani residenti in città sono 1500, 2000 in tutto il cratere. L’incontro voleva mostrare la pacificità dell’Islam «che ha molto in comune col Cristianesimo a partire dal fatto di avere lo stesso Dio, perché Allah è la traduzione in lingua araba della parola Dio». «Islam significa pace. Quello per cui dobbiamo lavorare», spiega Azizi, «è che l’Islam sia conosciuto soprattutto dai più giovani, perché chi lo conosce non pratica violenza, chi lo apprende non leggendo il Corano con attenzione è a rischio. È nell’ignoranza e nella povertà che i terroristi cercano adepti. Invocano Allah, ma non hanno mai davvero conosciuto l’Islam».
Barbara Bologna
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