Un centro per le donne in difficoltà nella casa confiscata alla mafia

1 Marzo 2022

AVEZZANO. Un immobile a uso abitativo del valore di 94.300 euro è stato confiscato con un provvedimento del tribunale di Palermo al figlio di un boss mafioso e consegnato ieri mattina al Comune di...

AVEZZANO. Un immobile a uso abitativo del valore di 94.300 euro è stato confiscato con un provvedimento del tribunale di Palermo al figlio di un boss mafioso e consegnato ieri mattina al Comune di Avezzano. Dovrà essere impiegato per finalità sociali, come strutture di accoglienza, biblioteche, attività utili alla comunità. Si tratta di un appartamento di via Orazio Mattei che era intestato alla moglie del boss. Al termine della vicenda giudiziaria con sentenza passata in giudicato è avvenuta la confisca e la conseguente consegna al Comune che dovrà utilizzarlo entro due anni come stabilito dalla legge. Nella conferenza di servizi del 2019, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) aveva chiesto ai possibili destinatari degli immobili (Regioni, Comuni, associazioni) di manifestare il proprio interesse e il Comune si era immediatamente proposto. Ieri mattina l’appartamento è stato inserito nel patrimonio indisponibile dell’Ente con il vincolo esclusivo di reimpiego dei proventi per finalità sociali. Dopo il decreto di destinazione dell’Anbsc, le chiavi dell’appartamento sono state consegnate dal delegato dell’Agenzia, Antonello Del Fosco, all’amministrazione comunale rappresentata dal sindaco facente funzione Domenico Di Berardino, dall’assessore Roberto Verdecchia, dai dirigenti Laura Ottavi e Antonio Ferretti, dal segretario comunale Gianpiero Attili e dal consigliere Alfredo Chiantini. Gli uffici si sono messi al lavoro per interventi di sistemazione con fondi specifici del Pnrr per farne un centro di accoglienza per donne in difficoltà. C’è un bando previsto proprio per beni sequestrati alla criminalità. La scadenza è molto ravvicinata ma l’amministrazione verificherà immediatamente se c’è ancora uno spazio per puntare ai fondi prima che si chiudano le porte dei finanziamenti. Alla fine del 2020 la direzione investigativa antimafia aveva sequestrato beni per 2,5 miliardi al figlio di un boss mafioso latitante, considerato il capomandamento di un’area metropolitana di Palermo e vicino al capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Era stato accusato da alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Brusca e Angelo Siino, e condannato nel febbraio del 2000 a 6 anni e 8 mesi per mafia. Tra i beni sequestrati, terreni agricoli, appartamenti, imprese e depositi a risparmio. (p.g.)