Un indagato: «Portami quattro bambini»

18 Luglio 2015

Le intercettazioni: ecco il gergo criptato degli accusati per confondere le idee agli investigatori

L’AQUILA. Gli indagati, ovviamente, utilizzavano il solito gergo criptato nel tentativo di eludere le intercettazione dei carabinieri. Un gergo che comunque è stata facilmente compreso dai militari abituati a ben altri raggiri. «Portami altri quattro bimbi» dice Anis Lafsahi a un interlocutore non indagato che gli avrebbe dovuto fornire della droga.

Poi, per restare in tema, c’è anche un indagato che dice di avere a disposizione «un bambino».

Ma la fantasia si è sbizzarrita. «Niente carne non buona, non voglio spazzatura, non voglio carne buona ma ottima». Lo chiede uno straniero che sembra parlare a un macellaio ma in realtà è uno dei consumatori che si rivolge allo stesso Lafsahi. C’è poi chi chiede «cinque ragazze» per Natale.

C’è poi un indagato che dice a un interlocutore «Verrai a prendere i soldi d’affitto», frase che al meno esperto degli investigatori sembrerebbe perlomeno sospetta.

Quando si parla di soldi, invece, le parole usate per nascondere il pagamento sono «carte e documento».

Se poi si tratta di recuperare delle somme ecco che spunta la parola «pantalone» al fine di sviare i sospetti.

«Questi figli di p... hanno provato le scarpe di sto’ colore», dice un indagato che finge di parlare dell’acquisto di calzature.

Ma dove avveniva lo smercio di tutta questa droga? I luoghi degli incontri erano scelti anche in relazione a chi fossero i consumatori. Avvenivano presso un locale pubblico di Scoppito o presso un bar situato nei pressi di un centro commerciale dello stesso paese. Ma anche lungo la via Madonna del Mazzetto nella frazione di Civitatomassa all’altezza della banca dell’Adriatico o delle vicina chiesetta. Luogo di smercio era anche un appartamento sempre a Scoppito alle spalle di un minimarket.

Altri luoghi di appuntamento erano sempre nelle stesse zone. Ad esempio nei pressi del centro commerciale L’Aquilone oppure nella frazione aquilana di Sassa.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta della Procura ha sequestrato due auto usate per trasportare la droga.

Si tratta di una Mercedes Classe A, una Opel Corsa e di un ciclomotore tutti intestati a una donna straniera non indagata, parente di Amarildo Leskaj. L’inchiesta potrebbe allargarsi.(g.g.)

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