Un libro di Centofanti sulla Grande guerra

L’opera sarà presentata il 31 maggio con il contributo di uno storico, uno psichiatra e un musicista
L’AQUILA. Verrà presentato giovedì 31 maggio alle 17.30, nella Libreria Colacchi, il nuovo libro di Errico Centofanti. Si tratta di un romanzo dal titolo “La Grande guerra” (editore Portofranco 18 euro). Nel libro la storia ha un ruolo importante ma contano molto la musica e la psichiatria: perciò, a presentarlo, saranno uno storico Enzo Fimiani, uno psichiatra Valter Marola e un musicista Sergio Prodigo. L'introduzione sarà a cura del generale Carlo Palumbo, presidente regionale Abruzzo dell'associazione nazionale mutilati e invalidi di Guerra. “Protagonista assoluta del romanzo è la guerra, tuttavia” è scritto nella nota editoriale “i motori del libro sono tre: Gabriele, misterioso giornalista di provincia; Dorotea, eclettica docente di conservatorio; Ermanno, raffinato ma alquanto imbambolato bottegaio. Quanto ai perché e ai per come, ci vogliono un po’ piú di parole. Con alle spalle un’estesa esperienza da uomo di teatro, giornalista e scrittore,Centofanti negli ultimi anni è stato chiamato a presiedere la sezione dell’Aquila dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, in virtú dell’essere stato suo padre invalido di guerra nonché dirigente della stessa sezione. Nello svolgere questo incarico, ha avuto modo di studiare carte e storie riguardanti tante persone che, direttamente o indirettamente, sono state coinvolte negli eventi bellici del Novecento. È l’incontro con una documentazione tanto vasta e sfaccettata che, portandolo a misurarsi con le sofferenze d’un universo fatto non di elaborazioni storiografiche ma di persone reali, lo ha indotto a concepire la scrittura di un libro sulla guerra del 1915-18. Poi, essendosi i suoi interessi particolarmente sviluppati intorno a un aspetto tra i meno affrontati dalla pur sterminata bibliografia dedicata a quella che è la prima catastrofe planetaria non causata da fenomeni naturali, ha preso a interrogarsi sulla capacità delle esperienze belliche d’indurre, anche a non breve termine, devianze comportamentali in persone usualmente catalogabili tra le individualità “normali”. Da quel ragionare è nato il romanzo , un resoconto del tratto di vita che sul finire del secondo millennio conduce una coppia di improvvisati investigatori letterari, cioè Ermanno e Dorotea, a esplorare e sciogliere l’enigma culminato in un fatto di sangue consumatosi nella notte tra il 23 e il 24 novembre 1928. Sono i due “investigatori” protagonisti della narrazione a scoprire fatti e atteggiamenti che, nel mettere a nudo i vissuti individuali interconnessi con la tragica grandiosità degli eventi bellici, di questi rivelano l’attitudine a differire anche lungo il successivo scorrere di decenni la manifestazione inattesa e violenta del proprio potenziale distruttivo. La Grande Guerra non fu una guerra “eroica”, di quelle che s’erano sempre combattute. La Grande Guerra fu una cosa nuova e terribile, dominata dall’alchimia della rivoluzione industriale che, aveva approntato macchine per uccidere mai viste prima”. (g.p.)
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