Un sindaco: quei tre bimbi dati in affido mi supplicavano di non lasciarli lì
Poco prima di Natale, sul tavolo di un Comune marsicano, è arrivato un decreto del Tribunale per i minorenni con il quale si annunciava il trasferimento di tre fratellini in una casa famiglia....
Poco prima di Natale, sul tavolo di un Comune marsicano, è arrivato un decreto del Tribunale per i minorenni con il quale si annunciava il trasferimento di tre fratellini in una casa famiglia. Trattandosi di minori abbiamo evitato nomi e luoghi come precisato nella Carta di Treviso. Gli amministratori del paesino, che già in passato avevano sostenuto spese fino a 80mila euro per l’assistenza domiciliare e il ricovero in istituto di alcuni residenti, si sono subito mossi per far sì che l’affido potesse essere dato a qualche familiare, ma non c’è stato nulla da fare. «Ho accompagnato personalmente i ragazzi nella casa famiglia e non lo scorderò mai», ha raccontato il sindaco con la voce strozzata, «mi hanno abbracciato implorandomi di non lasciarli. Mi si è spezzato il cuore. Sono andato dal giudice a chiedergli il perché di questa decisione e mi è stato riferito che tutto è stato fatto nell’interesse dei minori e i problemi economici erano affare mio. E ora? Chi pagherà 240 euro al giorno più Iva?». Il Comune è di appena 900 anime e non ha entrate tali da sostenere una spesa di 7mila euro mensili. «Alla tutela dei bambini ci tengo, ma così non ce la facciamo», ha concluso il primo cittadino, «cambio con i miei soldi le lampadine fulminate al cimitero o al municipio perchè non ci sono fondi e ora rischiamo il dissesto economico per pagare il soggiorno nella casa famiglia. Prima di prendere decisioni di questo genere assistenti sociali e giudici dovrebbero confrontarsi con le realtà dei Comuni soprattutto alla luce delle risorse sempre più esigue a disposizione». (e.b.)

