Un solo fiocco rosa nel reparto maternità

2 Gennaio 2015

Il punto nascite di Sulmona in lotta per evitare di essere soppresso L’ostetrica: le notizie sul rischio di chiusura fanno scappare le degenti

SULMONA. Si vede un solo fiocco rosa nel punto nascite dell’ospedale sulmonese a rischio chiusura. Il reparto, finito nella scure dei tagli, rischia la chiusura che potrebbe essere decisa a giorni e messa in atto entro un anno o poco più. 328 parti nel 2013 (330 secondo i dati dell’Annunziata) e gli appena 247 del 2014, aggiornati al 29 dicembre dal personale, sono troppo pochi per la soglia minima di sopravvivenza delle 500 nascite annue. In città tocca alla piccola Arianna di 3 chili e 450 grammi, nata il 28 dicembre con parto naturale, difendere l’ospedale sulmonese. «Io mi sono trovata benissimo qui», spiega la mamma Antonella Iaccio di 35 anni, mentre ha vicino a sé la piccola in camera, «è andato tutto benissimo e i medici e tutto lo staff sono stati gentilissimi e professionali. Io tornerei a partorire qui». La neo mamma, che è originaria di Salerno e vive a Pratola col marito, lancia un appello al mantenimento del reparto, che offre, oltre a un'assistenza 24 ore su 24, anche un servizio domiciliare delle ostetriche nei giorni immediatamente successivi al parto (fra i pochi in Abruzzo) e terapia psicologica per le neo mamme. «Ho potuto frequentare anche un corso gratuito di preparazione al parto di sei settimane», aggiunge Iaccio, «e non è una cosa che si trova in tutti gli ospedali. Sarebbe davvero un errore chiudere questa bella realtà». Effettivamente, è un peccato vedere solo uno dei 14 posti letto occupati, divisi fra le cinque stanze, arrivando al terzo piano dell’ala vecchia dell’ospedale. Appena varcata la prima porta di ingresso sono i disegni colorati dei bambini del reparto di Pediatria (adiacente a quello di Ginecologia) ad accogliere i visitatori. Poi, purtroppo, lungo il corridoio si scorge un solo un fiocco rosa. «Le continue notizie sul rischio chiusura dell’ospedale ci stanno penalizzando», spiega la caposala Berta Gambino, ostetrica da 27 anni all’Annunziata, «riceviamo telefonate di persone che ci chiedono se siamo aperti. Negli ultimi tempi abbiamo avuto anche pochissime consulenze, rispetto alle 10 in media a settimana e pochi parti. Anche se i nostri numeri non sono mai andati oltre i 350 o 400 parti annui da trenta anni a questa parte». Anche i medici tengono a ribadire che il reparto è in piena attività: sono sei i medici in servizio (una al lavoro da qualche giorno), più il primario Marina Tobia, sette ostetriche e dieci infermieri. Ora tutti a disposizione – a turno – della piccola Arianna e della sua mamma. «Noi continuiamo a lavorare come sempre», precisa la dottoressa Paola Caputo, «non abbiamo notizie ufficiali e le incognite sono molte sul nostro futuro e dell’intero reparto di ginecologia. Ma quello che conta è che noi siamo qui a disposizione dei pazienti come sempre». Una delle richiesta annose – che secondo il personale avrebbe potuto aiutare il numero dei parti – è il trasloco del reparto dalla vecchia ala dell'ospedale. Dal 2009, infatti, la paura del terremoto ha scoraggiato molte mamme a partorire in un’ala giudicata inagibile e al terzo piano di una struttura aperta nel 1958. Fra gli ultimi parti celebri all’Annunziata si registra quello della ciclista professionista Alessandra D’Ettore, che ha dato alla luce a luglio il suo piccolo Pietro.

Federica Pantano

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