Una chiesa stracolma per l’addio a Nino Salvi

2 Marzo 2017

TRASACCO. «Una vita passata a guardare in faccia la criminalità, senza tirarsi mai indietro, dando il meglio di sè per edificare una società che doveva rifiorire». È stato descritto così Nino Salvi,...

TRASACCO. «Una vita passata a guardare in faccia la criminalità, senza tirarsi mai indietro, dando il meglio di sè per edificare una società che doveva rifiorire». È stato descritto così Nino Salvi, storico comandante della Polstrada di Avezzano morto a 77 anni, dal parroco della basilica di San Cesidio, don Francesco Grassi, nel corso dei funerali di ieri pomeriggio. Nella chiesa gremita per l'ultimo saluto a «una guida forte e saggia», come lo ha definito il sacerdote, c’era l’intera comunità di Trasacco e non solo. Presenti diversi rappresentanti delle forze dell’ordine, come l’ex comandante della stradale di Avezzano, Orante Pisotta, e l’ispettore Giuseppe Esposito. In prima fila il sindaco Mario Quaglieri. Tutti si sono stretti attorno ai familiari del poliziotto e politico locale, agli amici, alla moglie Maria Luisa Gemma Danese, ai figli Americo, Ginesio e Gianluca e ai nipoti. «Per Nino», ha spiegato il parroco durante l’omelia, «il pellegrinaggio di questo tempo di conversione è terminato con tre mesi difficili in cui è rimasto chiuso nel segreto, non soltanto nella stanza di un ospedale, poi a casa e poi di nuovo in ospedale, ma nel segreto del suo cuore. Con Dio ha fatto i conti e a lui ha raccontato 77 anni di intenso lavoro, anni dedicati al bene dei figli, della famiglia e della collettività. L’ultima volta che l’ho visto», ha ricordato don Francesco, «quando sono salito in casa mi ha raccontato la sua vita. Lo caratterizzava lo sdrammatizzare tutto, e ha sdrammatizzato anche mentre combatteva con la malattia. Nel vedermi mi ha detto: «Perché sei qui? Non sono ancora morto». Io gli ho risposto che ero andato a incontrare un vivo, un combattente. Alla fine mi ha confessato che credeva di non farcela stavolta. Salvi era anche un educatore», ha aggiunto il celebrante, «la sua vita è stata un resoconto di tanti anni passati a educare, perché chi veste una divisa diventa anche un educatore, da un lato integerrimo e dall’altro capace di far capire che la legge va rispettata con amore». A fine celebrazione, il coro ha intonato “Signore delle cime”, che piaceva molto all’ex poliziotto, componente della Schola cantorum di Trasacco.

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