Una croce e un ulivo per ricordare Conti

Familiari e amici sono tornati nel luogo in cui 2 anni fa avvenne la tragedia. Atteso l’esito dell’inchiesta
SULMONA. Una croce con la sua foto in divisa grigioverde da ufficiale della forestale che lui non avrebbe voluto mai abbandonare. A poca distanza un ulivo, la pianta che lui amava più di tutte. È così che i parenti e gli amici più stretti hanno voluto ricordare, due anni dopo, la morte dell’ex generale dei carabinieri forestali, Guido Conti. La tragedia avvenne lungo la strada provinciale Morronese, il pomeriggio del 17 novembre 2017, quando a margine di uno dei primi tornanti che salgono verso Pacentro fu rinvenuto il corpo senza vita di Conti. Il generale sarà ricordato nella giornata di domani prima nel luogo della tragedia e poi nell’azienda forestale di Feudozzo ora reparto di Biodiversità dei carabinieri forestali di Castel di Sangro. Intanto si sta per chiudere anche il secondo filone di indagini disposti dal gip per scoprire se si trattò veramente di suicidio oppure se quel giorno il generale Conti fu ucciso da un colpo di pistola sparato da una persona che era in sua compagnia. Ancora 12 giorni e il sostituto procuratore Aura Scarsella, depositerà sul tavolo del giudice per le indagini preliminari, il risultato della nuova attività investigativa. Le indagini si sono concentrate nell’ultimo periodo sul Dna del mozzicone di sigaretta rinvenuto vicino al corpo senza vita di Conti, sul cane della pistola semi automatica rimasto alzato dopo il colpo esploso, (anche se è noto che il cane di una pistola semiautomatica resta sempre sollevato e pronto a sparare in un’arma di quel tipo), e sulla Porsche bianca che alcuni passanti avrebbero notato quel pomeriggio transitare nei pressi del luogo della tragedia. Nell’ordinanza del gip sono stati chiesti approfondimenti anche sui tabulati telefonicidell’utenza privata di Conti e in particolare l’interlocutore con il quale il generale dei carabinieri avrebbe avuto un’accesa discussione tra le 11 e mezzogiorno del 13 novembre. La famiglia, assistita dall’avvocato Alessandro Margiotta, aveva chiesto anche di approfondire alcune testimonianze citando i nomi dei possibili testi che potrebbero portare elementi di novità ai fatti che già si conoscono. Anche se l’indirizzo del pm Scarsella sembra orientato verso la conferma del suicidio, ipotesi dalla quale la procura non si era mai spostata fin dalle prime battute dell’inchiesta. (c.l.)
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