Una falsa riapertura: è quasi una serrata

19 Maggio 2020

Molti ristoratori sono rimasti chiusi: norme contraddittorie, pochi dispositivi di protezione ma anche paura di multe salate

SULMONA. La riapertura in città si è trasformata quasi in una serrata. Sono stati molti, infatti, soprattutto tra i titolari di attività di ristorazione a non riaprire ieri. Le motivazioni che hanno spinto gli esercenti a non aderire alla Fase 2 sono molteplici: dallo scarso preavviso sulle misure di sicurezza e distanziamento sociale da rispettare, alle indicazioni non sempre chiare da parte del governo e spesso in contrasto con quelle della Regione (almeno fino all’ultimo decreto pubblicato solo domenica sera), fino alla mancata pubblicazione alle 20 di ieri del bando di assegnazione di nuovi spazi all’aperto da parte del Comune. Altro problema non da poco per i titolari di attività commerciali e di ristorazione è l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione, tra cui gel disinfettante, guanti e mascherine che sono quasi introvabili. Senza contare la necessità di rimodulare gli spazi interni dei locali, con apposite strisce segnaletiche o divisori. “Tutte spese ulteriori che saranno a nostro carico – incalzano i titolari delle attività – come potevano pensare che si riaprisse da un giorno all’altro? Senza contare l’incognita delle abitudini delle persone che possono essere cambiate”. Problemi che rischiano di diventare insormontabili per locali di piccole dimensioni, come lo sono la maggioranza, che rischiano di non coprire le spese con i coperchi ridotti di un terzo. Altra grossa paura dei ristoratori sono le sanzioni. Per questo, il Comitato “Oltre la saracinesca” ha già richiesto un incontro all’amministrazione comunale, esteso anche alle forze dell’ordine e alla Asl, e affisso avvisi sulle attività chiuse. «n questa fase mancherà la gioia del rapporto col cliente», si legge sul portone chiuso di “Carne rossa” di Attilio Leombruni, in centro – la serenità nello svolgere il nostro lavoro. Per questo questa saracinesca sarà abbassata fino a raggiungere il riconoscimento dei nostri diritti, per i quali lotteremo con le unghie e coi denti». Il ritorno al ristorante si scontra con l’aspetto emotivo e con il cambio delle abitudini dopo la quarantena. «Vincerà la voglia di stare insieme anche se ci vorrà del tempo», interviene Clemente Maiorano dall’omonimo ristorante di piazzetta Santa Monica, «noi riapriremo a fine maggio e sto già preparando il “piatto della ripartenza”. Restano chiusi anche i bar e i pub più noti come il “Black Bull”, il “Caffè dell’Annunziata” o il “Gran Caffè letterario” (che riaprirà il primo giugno). Anche il ristorante “Il vecchio muro”, in un primo momento pronto a riaprire, ha deciso di rinviare tra il caos normativo e la difficoltà di reperire i dispositivi di sicurezza, oltre che per la paura di sanzioni, come spiegato dalla titolare Federica Petrilli.
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