Una filiera per le carni selvatiche

14 Maggio 2017

I cacciatori rilanciano la commercializzazione dei prodotti dell’attività venatoria

SULMONA. Creare un circuito economico virtuoso attraverso la commercializzazione delle carni selvatiche provenienti dall’attività venatoria. L’argomento è stato al centro dell’incontro formativo che si è tenuto nei giorni scorsi a Sulmona. Un incontro in cui si è parlato della necessità di avere linee guida in materia di igiene delle carni, centri di raccolta della selvaggina, una formazione più attenta dei cacciatori per favorire la tracciabilità degli alimenti e della possibilità di dare un’opportunità alle attività commerciali che ruotano attorno al consumo di selvaggina.
«La commercializzazione delle carni provenienti dall’attività venatoria rappresenta un processo eco-sostenibile che può diventare un’opportunità importante non solo per il mondo della caccia ma anche e soprattutto per tutta la filiera del settore». A spiegarlo è stato il presidente dell’Ambito territoriale di caccia di Sulmona, Marco Del Castello, che ha promosso una tavola rotonda sulle opportunità contenute nelle “Linee guida in materia di igiene delle carni della fauna selvatica”, ma anche sull’importanza del cacciatore formato al fine di favorire la tracciabilità degli alimenti, sulle caratteristiche dei centri di raccolta della selvaggina e, infine, sul consumo di carne di cinghiale e sulle problematiche sanitarie per il consumatore. All’incontro formativo rivolto ai cacciatori e agli operatori del settore, hanno preso parte Franco Recchia, del dipartimento Agricoltura della Regione, Paolo Torlontano del Servizio sanità-veterinaria della Asl, nonché Francesca De Paulis, Luigino Valentini, Luciano Camerlengo e Massimo Ciuffetelli, del servizio veterinario della Asl. «Al mondo venatorio, ma anche a quello dell’agricoltura e della ristorazione», ha aggiunto Del Castello, «è stato spiegato come devono essere realizzati i centri di sosta e raccolta, strutture intermedie che sono fondamentali per la filiera delle carni. I centri saranno riconosciuti dalle Asl e da qui le carni potranno essere vendute direttamente ai ristoranti, dopo essere state ovviamente sottoposte ai controlli previsti».
Del Castello ha confermato anche che i confronti e gli incontri formativi promossi dall’Atc andranno avanti e nei prossimi mesi, quasi sicuramente a settembre, è previsto un altro convegno, organizzato con l’Istituto alberghiero di Roccaraso, che vedrà la partecipazione di nomi di primissimo piano della ristorazione.
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