Università, lezioni tra disagi e speranze

6 Ottobre 2020

Gli studenti protestano: «L’app per gli ingressi è andata in tilt». Il rettore: qualche problema era previsto, sono soddisfatto

L’AQUILA . Per l’Ateneo aquilano, dopo più di sei mesi, sono riprese da ieri le lezioni in presenza, non senza qualche difficoltà, tra file, mascherine e gel igienizzanti. E se il rettore Edoardo Alesse si dichiara soddisfatto della prima giornata di ritorno sui banchi, gli studenti insorgono: «La tanto pubblicizzata app di Ateneo si è bloccata al primo giorno di lezioni». Il problema, dovuto probabilmente a un sovraccarico, si è risolto a metà mattinata, ma ha creato lunghe file all’ingresso dei poli universitari, difficilmente gestibili secondo le norme anti-Covid. Le difficoltà, secondo Matteo Paoletti, rappresentante dell’Udu (Unione degli universitari) hanno riguardato anche i trasporti, stracolmi per l’intera giornata.
PRESENZA SICURA. «Che la prima settimana ci potesse essere qualche problema lo avevamo messo in conto», spiega Alesse, «d’altra parte è stato collaudato un lavoro messo a punto in tre mesi. Abbiamo lavorato moltissimo per questa ripartenza, per un’Università in presenza, ma sicura. I ragazzi si sono dimostrati responsabili e hanno rispettato le regole».
VIDEOMESSAGGIO. Nei giorni scorsi il rettore, dopo aver firmato le linee guida per la ripresa dell’attività didattica, valide fino alla conclusione del primo semestre, e il nuovo protocollo di contrasto e contenimento del Sars-CoV-2 ha voluto anche registrare un videomessaggio per gli studenti, pubblicato sulla pagina Facebook dell’Ateneo. «Nonostante l’emergenza di scala mondiale, l’Università ha voluto riprendere le attività in presenza nella maggiore misura possibile», ha spiegato, «certo non è stato facile ripartire in presenza e non è stato neanche ovvio per la verità. Andremo a imbatterci in problemi, imprevisti numerosi e preoccupanti, sarà un anno accademico molto difficile in cui saremo comunque costantemente al fianco degli studenti. Abbiamo però bisogno del loro aiuto. Mantenete sempre le distanze di sicurezza, utilizzate sempre le mascherine, igienizzate le mani con i kit messi a disposizione dall’Ateneo, evitate ogni possibile situazione che comporti rischi o pericoli di contagio. Infine, scaricate l’app Immuni e l’app Univaq».
L’APP NON VA. Proprio il sistema che avrebbe dovuto evitare assembramenti nei vari poli, ieri, ha tirato un brutto scherzo. Creata per prenotare l’accesso agli uffici dell’università e alle aule dove si tengono le lezioni, l’app ha smesso di funzionare nelle prime ore della mattina, quando gli studenti dovevano fare il loro rientro nelle strutture. Senza l’utilizzo delle procedure inserite nella app non è infatti possibile accedere all’interno dell’Università. «Il blocco della app ha comportato lunghe file per entrare a lezione», spiega Paoletti, «i ragazzi hanno dovuto firmare autocertificazioni cartacee, ma dopo qualche ora la carta è finita e il caos è stato ancora maggiore: alcuni studenti sono entrati con la sola misurazione della temperatura».
BUS AFFOLLATI. Per raggiungere i poli universitari, inoltre, molti ragazzi hanno scelto i mezzi pubblici. «Le corse non sono assolutamente sufficienti a garantire il distanziamento», denuncia il rappresentante dell’Udu. «In tanti si sono trovati ad affollare i mezzi, senza poter fare diversamente».
IL DOCUMENTO. Nei giorni scorsi gli studenti dell’Udu hanno anche inoltrato al rettore, al senato accademico e a tutti i presidenti dei consigli di area didattica un documento con quella che definiscono «una visione diversa della didattica a distanza: uno strumento per ampliare le possibilità formative e per garantire la sicurezza e la prevenzione». Secondo gli studenti, infatti, apertura delle sedi e didattica a distanza insieme avrebbero potuto garantire qualità didattica e accessibilità. Ma, a loro avviso, le regole sarebbero dovute essere meno rigide, permettendo ai singoli studenti di scegliere in base alle esigenze quale modalità preferire. «L’Ateneo e il territorio», scrivono, «rischieranno di più se si faranno governare da paura e rigidità, che non se a prevalere saranno invece apertura e accessibilità, in un quadro di regole prudenziali». Il problema principale, secondo Paoletti, «è stata la mancanza di condivisione delle scelte dei vertici di Ateneo con gli studenti».
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