Uscita dal Parco, scontro politico

Villavallelonga, l’opposizione: «Il consiglio non può cambiare leggi dello Stato»
VILLAVALLELONGA. La minoranza consiliare di Villavallelonga fa sentire la sua voce sul caso-Parco nazionale d’Abruzzo: i consiglieri Nicoletta Rocchi, Antonella Mastrella ed Elia Bianchi bocciano il progetto di abbandonare l’area protetta. Questione posta in discussione, oggi, dall’amministrazione Lippa «sulla base di 500 firme» raccolte da un comitato cittadino. «Il consiglio comunale», affermano i tre consiglieri, «non ha competenza né potere per cambiare leggi dello Stato. E poi chi sono questi cittadini? A noi i conti non tornano e del resto, questo elenco, sempre lo stesso, che risale ormai a più di due anni fa, nessuno ha avuto modo di vederlo».
La minoranza, quindi, contesta i numeri delle firme e rimette al centro le tante questioni di contrasto tra la governance dell’Ente e il Comune, relative al centro visita chiuso, al mancato rinnovo della gestione dei terreni in affitto, all’area faunistica vuota. E chiedono al sindaco di fare chiarezza.
Intanto, lo scontro tra il Comune e gli amministratori della storica area protetta valica i confini di Villavallelonga: Silvano Di Pirro, segretario provinciale di Rifondazione comunista, addebita alla Comunità del Parco e alla governance dell’area protetta la colpa del malessere che ha spinto il sindaco, Leonardo Lippa, a dare la parola al consiglio comunale. «Il cuore vivo del Parco», lancia l’allarme Di Pirro, «rischia di perdere una parte pregiata e di altissimo valore ambientale e scientifico del suo territorio. Un patrimonio collettivo ricco di unicità ambientali e paesaggistiche rischia di essere consegnato alla versione commerciale della fruizione dalla natura. Il disagio di molti Comuni verso il Parco e la sua governance è quasi storico e nasce da esigenze e finalità spesso contrastanti».
Esigenze diverse e contrasti che per Di Pirro devono essere mediati da un arbitro terzo, ovvero, la Comunità del Parco chiamata a «trovare punti di equilibrio che mettano insieme tutela dell’ambiente e sviluppo delle comunità locali. Negli ultimi anni», affonda Di Pirro, «l’organismo è diventato uno strumento passivo, incapace di promuovere e sostenere iniziative svincolate dalla gestione del Parco e capaci di valorizzare peculiarità e caratteristiche dei Comuni. È da qui, dall’irrilevanza e dallo svuotamento programmatico e propositivo dell’organismo che nascono e si alimentano i disagi dei Comuni». (m.s.)
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